Franceschini illude l’Italia Vieira cancella le speranze

Claudio De Carli

nostro inviato a Verona

Un quarto d’ora da terremoto, Mutu che avrebbe giustificato la sua presenza in campo a spese anche di Cruijff, una Juve universale che ha costretto il Chievo a difendersi in undici, con raddoppi in qualunque zona del campo.
L’inizio è stato rutilante e il resto anche, una paratona di Fontana su Ibrahimovic, ancora Fontana in uscita disperata sullo svedese fulminato da dio pallone, Mutu lo vede marcato ma gliela dà ugualmente, acrobazia e sombrero a uno dei gialli che entra in area e lì Lanna lo accoglie con un paio di colpi proibiti, gamba, fianco, almeno uno dei due da rigore sacrosanto, proteste, si prosegue. A mettere altro brivido ci pensa Fontana che tenta un dribbling su Ibrahimovic che gli riesce al pelo. Un delirio, venti minuti da non augurare a nessuno. Poi all’improvviso Semioli che va via sulla destra come un folle, lunghissimo pallone che attraversa tutta l’area juventina fino al piattone destro di Franceschini che al volo mette dentro un gol spettacolare e in assoluta controtendenza alla partita.
Capello un po’ si spaventa, aveva già dichiarato che giocare di sera non gli garba e il suo era solo un omaggio alla televisione che paga come una santa ma su certi campi terrebbe i suoi al caldo. Obbligato a giocare cerca almeno di mettere un po’ di ordine in campo, inverte Balzaretti e Zambrotta, assenti ingiustificati nell’azione del gol veronese. Non è questa la mossa che cambia la partita perché la Juventus aveva tenuto tutto in mano senza pietà fino a quel punto, e infatti ricomincia a lavorare sui palloni. Vieira fino a quel punto si era visto solo per un pregevole aggancio con la sua gamba destra che si era allungata in modo inverosimile, ma alla mezz’ora fa di più, impone al suo collo una proiezione verso il cielo che secca tutti, e l’area era talmente intasata da non capire neppure chi c’era e chi non c’era. Lo stacco di testa è imperioso, la frustata di testa imponente e la Juve rimette le cose a posto, 1-1.
il Chievo però è ordinato, gioca da sesta in classifica e ha poco da perdere, al massimo i baffi di Pillon, ma questo è tutto un altro film. Mutu riprende a macinare palloni e sventole impossibili, girano tutti a mille, se Cannavaro sbaglia il tempo dell’intervento può riprendersi la palla con tutta cala, Thuram mette paura solo a guardarlo, Emerson gioca in due piastrelle quadrate e il solo Trezeguet è inesistente. Il francese riesce nella non semplice impresa di evitare la palla per tutto il primo tempo, per farlo compie giravolte difficili e movimenti incomprensibili per i compagni, ma porta a termine il suo progetto: mai toccata.
L’altro infelice è Camoranesi, quando vede che Capello gli chiede di uscire ha quasi uno svenimento, sembra imprecare, vorrebbe restare, «fammi giocare», ma c’è Alex senza tuta già pronto.
Comunque il Chievo si riprende, gioca, tenta di prendere aria, cambia qualcosa in avanti senza risultato ma non si scoraggia, quando vede che le forze stanno azzerandosi si mette a menare un po’ anche in mezzo al campo, non corre più grandi rischi, il peggiore quando il quarto uomo alza la lavagna dei cinque minuti di recupero.
C’è anche Del Piero in campo per i minuti finali contro il muro giallo, la Juve si allunga, il Chievo non tiene la palla per più di tre secondi oltre la sua metà campo, ma basta e avanza, fa un punto e spiega al resto dell’Italia che i marziani esistono ma si può trattare, forse non ci ammazzano tutti.