Franceschini non si accorge di aver perso il treno

Il segretario Pd continua a rincorrere il Cavaliere: &quot;Cancellata la norma su Salò? L’avevo chiesto io...&quot;. Il giro europeo coi giovani parte da Udine ma finisce già a Venezia. <strong><a href="/a.pic1?ID=346772">Record di autogol per Franceschini
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Venezia - Ormai è chiaro: la politica di Dario Franceschini non è dare la linea al Pd ma al Pdl. Forse si crede Berlusconi. È lui che detta l’agenda al centrodestra, incurante che tutti, a cominciare dai pulpiti amici come quello domenicale di Eugenio Scalfari su Repubblica, considerino questa scelta un boomerang. «Ci costerà qualcosa in termini di popolarità - ammette rassegnato il numero uno democratico - ma la nostra missione non è solo di prendere qualche voto in più o in meno. Noi siamo nati per cambiare questo Paese».
«Boomerang? Ma cosa conta? - insiste - invece è una cosa positiva e continueremo a chiedere perché così si ottengono i risultati e l’Italia si avvia verso la normalità. Ho chiesto a Berlusconi di partecipare al 25 aprile, l’ha fatto e ha fatto bene, dicendo parole impegnative anche se per noi sono scontate. Gli ho chiesto di togliere la proposta di legge che equipara i repubblichini e i partigiani, e ho appena saputo che sarà ritirata». La notizia era stata battuta dalle agenzie pochi minuti prima.

Insomma, imporre la linea altrui è il cuore del programma di Franceschini. Il prossimo passo di Berlusconi, «più impegnativo» del 25 aprile, dovrà essere «dire in aula che il Pdl non cambierà la Costituzione a colpi di maggioranza». Cosa che il centrosinistra ha tranquillamente fatto nel 2001, come del resto il centrodestra qualche anno più tardi. Ma è solo il Cavaliere che deve ricredersi.
La richiesta arriva in una sede prestigiosa, l’aula magna della Scuola grande di San Giovanni, ai piedi della statua dell’evangelista. Il comizio di Franceschini, in giacca e cravatta e senza il berretto da capostazione indossato alla partenza, conclude in una triste Venezia piovosa il tour di 400 giovani democratici sul Treno per l’Europa. Torino-Parigi-Berlino-Praga-Venezia: settemila chilometri, dice l’organizzatrice Anna Maria Parente, in quattro giorni fitti di incontri viaggianti sulla geopolitica continentale e seminari sui caratteri nazionali della pittura europea. Il Franceschini-express 28414 è un convoglio speciale con tre vagoni per le lezioni, uno ristorante e otto con le cuccette, di quelli che le Ferrovie abitualmente riservano ai pellegrinaggi a Lourdes mentre stavolta si è fermato sul binario morto del Pd.

Berlino e Praga sono capitali di cupi ricordi, i capi del Pci le frequentavano durante la guerra fredda per ben altri corsi di formazione, e l’ex dc Franceschini le ha accuratamente evitate: è partito mercoledì da Torino, giovedì è sceso a Parigi salendo di nuovo a bordo ieri mattina a Udine, eretta a simbolo del Pd: raro capoluogo del Nordest con un sindaco di sinistra, città dov’è morta Eluana Englaro e patria di Debora Serracchiani, il piccolo astro nascente democratico, candidata alle Europee a furor di popolo dopo le durissime critiche ai vertici del partito sferrate all’assemblea dei circoli il 23 marzo.

Un convoglio serio e pensoso, come le liste per le Europee orgogliosamente rivendicate da Franceschini. Che ieri hanno tenuto lontana gran parte del Pd veneto (nel salone da 300 posti i giovani globetrotter erano quasi soli), indispettito per avere come capolista l’ultrasettantenne Luigi Berlinguer. Forse si riferiva a lui (e anche al segretario) Massimo Cacciari, chiamato a tenere la lezione conclusiva al Treno per l’Europa quando ha osservato: «Sotto i 25 anni la capacità di pensare diminuisce rapidamente, i miei amici del San Raffaele che studiano il cervello dimostrano quante sinapsi si perdono passata quell’età». Applausi del pubblico in delirio.
Franceschini ha difeso le sue liste invitando a esaminare quelle del Pdl, «piene di gente che si candida con la lettera di dimissioni già firmata». Ma le liste democratiche erano state contestate da Cacciari assieme a pezzi grossi del partito veneto come il suo assessore Laura Fincato (un passato da sottosegretario) che ha rifiutato la candidatura cadendo in «depressione politica», e l’ex sindaco Paolo Costa, eurodeputato uscente tra i più presenti a Bruxelles al quale la riconferma non è stata neppure proposta. Ieri Cacciari ha tirato di fioretto chiedendo «politici realisti, sobri e disincantati» e lamentandosi perché «il federalismo non è ancora diventato cultura politica della sinistra italiana».

Il sindaco non era neppure al binario 3 ad accogliere la comitiva, incombenza lasciata a Davide Zoggia, presidente della provincia di Venezia uscente in cerca di riconferma. E non sembrava particolarmente aggiornato sulla traversata europea. Sulla porta della Scuola grande è stato salutato dalla Parente. «È stata un’esperienza tosta», dice lei presentandosi. «E perché?». «Io sono partita da Torino...». «Stamattina?». «Nooo, l’altro giorno». «Ahhh...».