Franceschini, la paura è il numero 27 Per il Pd c'è l'incubo delle Provinciali

I democratici pensano già a gestire la sconfitta alle europee
ma la vera disfatta sarà perdere molte delle giunte storiche. Dalle
urne il partito si aspetta
un esito tra il 26 e il 27%.
Un calo di otto punti. A Milano
e Torino uscenti a rischio
Napoli: poche chances
per l’ex ministro Nicolais<br />

Fra meno di un mese si decide la sorte di Franceschini e del Pd. La soglia dell’asticella è stata abbassata fino al 26-27% per giudicare se il progetto del partito «a vocazione maggioritaria» è fallito oppure no. È già singolare che un partito che prevede di perdere sette o otto punti in percentuale si ritenga soddisfatto del risultato. Solo che il dramma del Pd non si gioca solo in Europa.

Nello stesso giorno si vota per le provinciali e le comunali. E se le comunali vedono in bilico città come Firenze, Bologna, Bari e altre ancora, sono le provinciali a turbare i sonni del democrat. Qui le previsioni sono nere, anzi nerissime. Nelle precedenti elezioni il centrosinistra aveva fatto il pieno. La primavera elettorale di cinque anni fa era stata particolarmente ricca di frutti. Se scorriamo l’elenco delle province dove questa volta il risultato è incerto, il quadro si presenta drammatico.

Si voterà infatti per province cariche di valore simbolico.Si comincia con Milano dove Penati dovrà fare salti mortali per essere riconfermato. Si prosegue con Torino dove pare che un piccolissimo vantaggio separi i  due contendenti. L’incertezza regna in Padania dove Parma e Piacenza rischiano di passare all’altra parte. Al centro Ancona e Grosseto non danno sicurezza al centrosinistra. Ma è al sud che il treno di Franceschini, dopo aver viaggiato per tutta l’Europa, rischia di fermarsi.

L’effetto Berlusconi si farà sentire in Abruzzo dove va al voto la provincia di Pescara all’indomani di uno scandalo che ha portato alle dimissioni il sindaco di quella città. In Puglia la primavera di cinque anni fa può far fiorire gemme dall’altra parte. Se il sindaco uscente di Bari Michele Emiliano ha buone possibilità di essere riconfermato, non ha la stessa certezza Vincenzo Divella a capo di una sgangherata maggioranza di centrosinistra alla provincia. Per la prima volta vota la nuova provincia di Barletta, un tempo enclave di sinistra, dove la quantità di candidati che hanno rifiutato l’incarico di correre per la presidenza è impressionante. Le altre tre province pugliesi possono dare gli stessi dolori. A Brindisi non è stato riconfermato il presidente uscente. A Lecce un presidente storico del centrosinistra, predecessore del senatore Giovanni Pellegrino, Lorenzo Ria, ha lasciato con grande clamore il Pd e adesso viaggia nel gruppo misto ma viene dato in avvicinamento al Pdl. Rumori di sconfitta si sentono anche per la provincia di Taranto.

In ventisette province dove c’era una amministrazione di centrosinistra Franceschini rischia la catastrofe. Eppure tutto tace. La linea Maginot viene fissata su quel miserevole 26-27% alle europee ma del rischio di veder scomparire numerose province (e comuni) in mano al centrosinistra, ovvero al Pd, nessuno parla. Eppure saremmo di fronte ad un vero capovolgimento di una tendenza elettorale di quasi mezzo secolo che vedeva la sinistra e i suoi alleati assai forti nelle elezioni amministrative e soprattutto nelle provinciali rispetto ai risultati delle elezioni politiche.

La stessa sconfitta politica del 2001 era stata seguita da una serie di successi nelle amministrative culminati nei voti comunali, provinciali e poi regionali quando il centrosinistra conseguì successi clamorosi che prepararono il positivo risultato del 2006. Il silenzio sulle amministrative che stanno osservando Franceschini e tutti i leader del Pd forse dipende dalla volontà di nascondere una sfida che molti considerano già persa in partenza. Forse c’è un’altra ragione. La prova amministrativa, in presenza del partito unico di centrosinistra, è stata questa volta affrontata con il massimo di divisioni nell’alleanza e con una diaspora clamorosa all’interno allo stesso Pd.

Nell’arco di un biennio si è frantumato il vecchio schema delle alleanze e il recente richiamo di Franceschini al voto utile per le Europee non ha fatto piacere agli elettori delle altre liste di sinistra. Ma è soprattutto nel Pd che il prossimo voto amministrativo ha fatto scoppiare contrasti molto forti fra la componente ex diessina e gli ex margheritici. Se il voto europeo rischia di avviare le pratiche di separazione fra le varie componenti del Pd, il voto amministrativo celebrerà divorzi fra diessini ed ex popolari che in molte realtà vivono già da separati in casa. L’estate bollente del Pd rischia di cominciare ai primi di giugno in vista di un autunno caldo a cui si stanno preparando da mesi tutte le correnti del Pd.