Con la Franceschini Tax nelle tasche dei poveri meno di 5 euro al mese

RomaUn «passettino», una «mancia»; poca roba insomma, secondo i commenti di rito alle misure pro occupazione decise ieri dal governo. In particolare il raddoppio dell’indennità dei collaboratori a progetto (i CoCoPro) che perdono il lavoro è stato liquidato come insufficiente dalla Cgil e anche dal Partito democratico. Giudizi che rientrano in pieno nei ruoli dell’opposizione politica e sociale, ma che questa volta, ministri e tecnici del governo hanno mandato giù con un po’ più di fatica rispetto al solito.
Il perché è tutto in un dossier che ieri mattina passava di mano in mano tra ministri e funzionari del governo: il calcolo di quando avrebbe portato nelle tasche dei meno fortunati, se attuata, la proposta di Dario Franceschini di una tassa una tantum sui redditi superiori a 120mila euro. L’aumento dell’aliquota più alta dal 43 al 45 per cento da destinare al sociale, che è valso al segretario del Partito democratico le prime pagine dei giornali, ma che ai destinatari, cioè ai 9,3 milioni di italiani che dichiarano un reddito sotto i seimila euro all’anno, avrebbe fruttato al massimo 53 euro all’anno, 4,40 euro al mese. Quando basta per un caffè settimanale accompagnato, una domenica sì e l’altra no, da un quotidiano.
Meno di una mancia, insomma. E forse anche nel Pd qualcuno si è posto il problema visto che il mezzo miliardo di euro della stretta fiscale del Partito democratico, per ammissione dei suoi stessi promotori, non sarebbe andata direttamente ai poveri, ma ai comuni e alle associazioni che si occupano di loro.
Considerazioni e prudenze che non hanno sfiorato la Cgil. Se ieri il Pd aveva già dimenticato la proposta Franceschini, il segretario generale del primo sindacato, Guglielmo Epifani, l’ha riproposta nella versione lanciata dal componente della sua segreteria Agostino Megale, circa un mese fa a Domenica In. E cioè un aumento strutturale delle imposte, non una tantum. «Sono necessari interventi che vanno nella direzione della solidarietà. Non si tratta di penalizzare i più ricchi ma quando le cose vanno male c’è bisogno di maggiore coesione e solidarietà». Non «l’elemosina, niente di più» denunciata dalla Nidil Cgil a proposito delle misure a favore dei precari decisi dal governo. La simulazione faceva anche il punto di quanto sarebbe costata ai contribuenti ricchi l’una tantum di Franceschini. Da 800 euro fino a 10mila euro all’anno. In media, ogni contribuente sopra i 120mila euro di reddito, avrebbe pagato 2.831 euro a testa. Sacrifici accettabili, secondo il segretario della Cgil e secondo gli esponenti del Pd.
Sulla proposta, nella versione Cgil, nei giorni scorsi anche gli economisti di Lavoce.info avevano espresso dubbi. Se da un lato in Italia negli ultimi trenta anni è cresciuta la povertà e le differenze tra redditi alti e bassi, il rischio con l’aumento dell’aliquota è di disincentivare chi consuma e dà lavoro.