«Francesco cerca la sintonia con il clero più conservatore»

Il segretario dello Sdi Boselli: «Dal leader della Margherita una posizione arcaica»

Laura Cesaretti

da Roma

«Quella espressa da Francesco Rutelli mi pare una posizione un po’ arcaica, presa per mettersi in sintonia con la parte più conservatrice del clero cattolico». Enrico Boselli, leader dei socialisti dello Sdi, boccia la proposta del presidente della Margherita di derubricare il riconoscimento delle unioni di fatto a «contratti privati».
Onorevole Boselli, il centrosinistra pareva unito sulla proposta dei Pacs, ma Rutelli si smarca.
«La mia impressione è che Rutelli stia dando delle unioni di fatto un’interpretazione riduttiva, che svuota di contenuti la proposta di Prodi, e fa del riconoscimento delle coppie non sposate una scatola vuota. Bisogna che ci sia un chiarimento nell’Unione: noi non proponiamo l’equiparazione al matrimonio, ma se introduciamo il riconoscimento ci devono essere effetti concreti soprattutto sociali: bisogna affrontare il problema delle pensioni di reversibilità, dei contratti d’affitto, dell’assistenza sanitaria. Sarebbe un errore ridurre tutto a un contratto privato».
Perché la Margherita ha preso questa posizione?
«Non è la prima volta che Rutelli fa scelte di questo tipo. Credo che voglia diventare punto di riferimento di un certo mondo cattolico, e per farlo cerca di entrare in sintonia con il clero conservatore. Per carità, è assolutamente legittimo, ma la Margherita era nata proprio per superare lo steccato tra laici e credenti. Lui sta prendendo un’altra strada».
Perché parla di clero conservatore?
«Perché credo che anche la Chiesa cattolica non possa farne un’astratta questione di principi morali. La realtà italiana è fatta anche di matrimoni in crisi, separazioni, divorzi, coppie di fatto, unioni gay. Realtà che riguarda milioni di persone, e in maggioranza cattoliche: la Chiesa non può permettersi il lusso di voltar loro le spalle, dicendo “non mi riguarda”. E certo noi, come Parlamento e come Stato, non possiamo cavarcela negando a quei milioni di cittadini e di cristiani la comunione, no?».
Rutelli però avverte l’Unione che non bisogna fare dei Pacs una bandiera, perché si rischia di perdere consensi. Ci crede?
«Non si possono mischiare i principi morali con le convenienze elettorali. Se c’è una profonda convinzione nel valore intrinseco delle proposte che si fanno, non la si può accompagnare al calcolo dei voti che ci può far perdere o guadagnare. Vorrei ricordargli che peraltro la legge sulle unioni di fatto in Spagna l’ha voluta il cattolico Aznar, non Zapatero. Ma se è legittima la sua posizione, sono altrettanto legittime quelle laiche e radicali che sosteniamo noi».
Quanto pesano le pressioni delle gerarchie cattoliche contro i Pacs o l’alleanza coi radicali?
«Spero che non ce ne siano: sarebbe molto grave un’interferenza di questo genere. Noi abbiamo sempre rispettato il magistero della Chiesa, e non mettiamo in discussione il suo diritto di prendere le posizioni che ritiene. Ma il Parlamento non può far leggi ispirate a una sola fede religiosa: le leggi si fanno per tutti, poi ogni cittadino ha la sua coscienza e decide se usarle o no. È stato così per il divorzio, per l’aborto o per la fecondazione assistita: questa è la laicità dello Stato. E l’Unione, è un’alleanza plurale, che contiene differenze importanti: non credo che la distanza tra Cossutta e Rutelli sia maggiore di quella tra Pannella e Mastella».
Sui radicali ci sono state resistenze anche dalla sinistra: problemi di posti?
«Resistenze incomprensibili: ai radicali non si può certo negare di avere sempre difeso i diritti di libertà, ovunque, e questo Paese è cresciuto anche grazie a loro. Sarebbe un grave errore dare l’impressione di avere già vinto le elezioni, e che ci resti solo da discutere la lista dei ministri... Non è affatto vero che la partita è già vinta, ed è necessario allargare l’Unione a tutte le forze disponibili a dare un contributo utile. Il progetto che stiamo costruendo con i radicali e anche col Nuovo Psi è quello di una nuova grande forza laica, socialista, libertaria: una presenza che è mancata tantissimo al Parlamento e al Paese in questi anni».