«Francesco ci ripensi e resusciti il Listone»

Rosy Bindi: «Prodi ha fatto un passo indietro ora lo devono fare anche gli altri. Una Margherita che rinuncia al progetto dell’Ulivo non è il mio partito»

Luca Telese

da Roma

«Guardi, scriva pure che sono contenta. Adesso il più è fatto». Per giorni, nel momento più duro della crisi, nelle ore in cui la scissione sembrava imminente, Rosy Bindi ha fatto la pontiera. Ora gioisce per le frasi di Romano Prodi, che interpreta come un segnale di tregua dopo giorni di ostilità. Ma la Bindi fornisce anche una interpretazione della mossa così fortemente ulivista, che sicuramente scontenterà gli uomini di Francesco Rutelli e Franco Marini: «Prodi ha fatto un passo avanti, ora però lo devono fare anche gli altri». Il passo avanti - per la Bindi - è il superamento del no alla lista dell’Ulivo e alla scelta di presentazione autonoma che aprì la crisi nel partito. «Il voto per Prodi sulle primarie - avverte la Bindi - sarà necessariamente anche un voto sul suo progetto».
Onorevole Bindi, cosa voleva dire Prodi, secondo lei?
«Mi pare chiaro. Le sue parole le interpreto come un invito alla componente ulivista della Margherita, a tenere vive le proprie ragioni dentro il partito».
Quindi è una resa ai rutellian-mariniani?
«Non direi. Anche per loro è evidente l’impegno ad assicurare una vita interna che consenta di rispettare le esigenze di tutti».
Vuol dire che lei non considera morta e sepolta l’idea della lista unitaria?
«Assolutamente no. Ma aggiungo che non sono certo io a porre questo problema! Sono centinaia di circoli, tante regioni, è la periferia che ci chiede di andare oltre la scelta fatta nell’assemblea».
Secondo lei non è una decisione irreversibile, quella?
«Assolutamente no, anche perché la politica va avanti, le condizioni cambiano».
Diranno che è un golpe.
«Macché, nessun golpe. Io credo che questo sia un gesto necessario, visto tutti i pronunciamenti che ci arrivano da ogni parte del partito. Si chiede di differenziare il nord dal sud, di presentarsi a macchia di leopardo...».
E a lei pare una via praticabile?
«Io non mi occupo delle soluzioni tecniche. So che quello che chiede il partito è di costruire una Margherita plurale e un Ulivo forte. Se si vuole, il modo si trova».
Però se Prodi fa un passo indietro vuol dire che hanno vinto i margheritisti...
«Infatti non lo ha fatto. Ha vinto la Margherita e ha vinto l’Ulivo».
Si ma Prodi si è piegato, ha costretto Parisi e i suoi a frenare.
«Al contrario. L’impegno a celebrare le primarie che ha ottenuto è il risultato più importante. Io gli ho sempre ripetuto che deve fare il federatore, il leader di una coalizione del 40% ma...».
Ma?
«Do per scontato che votare per lui vorrà dire anche votare per la lettera che ha scritto da Creta».
Cioè votare per il manifesto programmatico in cui chiedeva di costruire la lista unitaria?
«Sì, votare per costruire l’Ulivo».
Ma sarà percepito come un nuovo braccio di ferro!
«E perché mai? Posso dirle che io percepisco questo voto sul suo nome, e sul suo progetto, come un momento di chiarezza necessario».
Ovvero un plebiscito pro o contro Prodi?
«Ovvero un momento in cui tutti quelli che hanno posto dei dubbi su Prodi avranno una risposta».
Cioè un diktat?
«Senta, io sono una di quelle che si è adoperata per tenere insieme la casa con ogni mezzo, chiaro?».
C’è un però in questo ragionamento?
«Certo: per me, una Margherita che rinuncia al progetto dell’Ulivo, non è il mio partito».
Addirittura.
«La maggioranza attuale ha l’obbligo di dare una casa anche a chi ha un’altra sensibilità politica, altrimenti non risolviamo nulla».
Si ritorna sempre a quella vecchia contrapposizione. Qualcuno però dovrà pur cedere il punto.
«No, ci sono le condizioni per superare le contraddizioni, la politica è un progetto in divenire».
Lei cerca una conciliazione che altri non vogliono.
«A costoro dico soltanto: non possiamo permetterci di per-de-re. E di regalare il paese al centrodestra, chiaro?».
E se qualcuno, dopo quello che è successo, si volesse candidare contro Prodi, o contro il suo progetto?
«E’ perfettamente legittimo».
Anche se fosse qualcuno del suo partito, uno della Margherita?
«Certamente, va bene. Così se non altro...».
Se non altro cosa?
«Be’, si conterebbero fra gli elettori dell’Ulivo, no?».

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