Francesco d'Assisi

È la terza volta che, in questo spazio, devo occuparmi di lui. Per forza, visto che è «il più amato dagli italiani». Com’è noto, a ogni pie’ sospinto lo si ritrae in fiction che di francescano hanno solo le opinioni personali del regista, le quali sono invariabilmente appiattite sul politicamente corretto di volta in volta corrente. La storia, tuttavia, ci dice che Francesco, lo si giri come si vuole, aveva due crucci: il catarismo e l’islam. Il primo perché aveva invaso la sua amata Provenza, patria di sua madre (in onore della quale era stato appunto chiamato Francesco). Per questo vi mandò il suo uomo migliore, s. Antonio (poi) di Padova. E, poiché i catari odiavano la Creazione (frutto, secondo loro, di Satana), compose il suo celeberrimo Cantico delle creature (nel quale, ci si faccia caso, non compare alcun animale). Riguardo all’islam, mandò i cinque Protomartiri Francescani a (cercare di) predicare in Africa. Poi andò lui stesso, approfittando della crociata. E fu proprio perché il sultano sapeva bene quanto i crociati venerassero quell’uomo che al Malik al-Kamil si guardò bene dall’infrangere la tregua facendogli la pelle. Come ha ricordato il mio soprastante Granzotto a un lettore, il sultano gli rinfacciò il classico: come, voi cristiani parlate di amore al prossimo e venite a farci guerra? La risposta di Francesco fu una giustificazione della crociata che più politicamente scorretta non si può, ed è, oggi più che mai, fonte di imbarazzo per non pochi. E si ha un bel tirarlo per il saio di qua o di là a seconda dei tempi, depurando, adattando e riciclando. www.rinocammilleri.it