Francesco Rosi, tutta la carriera in 15 pellicole

Francesco Rosi ha avuto, tra i tanti meriti, quello di aver dato vita al cosiddetto filone dei film-inchiesta, uno dei più floridi ed imitati nel panorama cinematografico. La Cineteca Italiana, da domani per due settimane allo Spazio Oberdan (orari vari), proietterà 15 film, cioè quasi in toto la sua produzione da regista. Nato nel 1922 a Napoli, Rosi abbandona gli studi universitari per dedicarsi alle illustrazioni di libri per l’infanzia. Contemporaneamente, inizia a collaborare con Radio Napoli dove stringe amicizie importanti con La Capria, Giuffrè e Patroni Griffi. Il suo vero esordio alla regia (se si tralasciano le sequenze girate di Camicie Rosse) arriva nel 1958 con La sfida (15), la bella pellicola che tanto rivela delle tematiche (molte legate al Mezzogiorno) che emergeranno durante la sua carriera; l’anno successivo è chiamato a dirigere Alberto Sordi ne I magliari (22). La svolta arriva nel 1961 con Salvatore Giuliano (24) che fa da apripista al filone delle inchieste, film girato senza interpreti di grido ma che si piazza tra i dieci film più visti dell’anno. In quest’ottica si colloca anche il bellissimo Le mani sulla città (24), con Rod Steiger, film premiato con il Leone d’Oro che denuncia le collisioni tra i diversi poteri dello Stato. Dopo Il momento della verità (23), Rosi si concede una divagazione con C’era una volta (29) interpretato da Sophia Loren e da Omar Sharif reduce dal successo del dottor Zivago. Negli anni Settanta si ritorna al cinema impegnato con pellicole come Il caso Mattei (15) e Lucky Luciano (17) affidate al solito straordinario Gian Maria Volontè. A Francesco Rosi è affidata anche la trasposizione del romanzo di Carlo Levi Cristo si è fermato a Eboli (25). Di Primo Levi, invece, vuole realizzare, nell’87, La tregua (16), ma il suicidio dello scrittore gli farà rinviare il progetto di una decina d’anni. Nel suo curriculum spiccano anche Carmen (18) e Cronache di una morta annunciata (18) di Gabriel Garcia Marquez, interpretato, tra gli altri, anche da sua figlia Carolina.