Francesco Spoto

Questo missionario martire nacque nel 1924 a Raffadali, in provincia di Agrigento. Nel 1936 entrò in seminario a Palermo e, quattro anni dopo, nella congregazione dei Missionari Servi dei Poveri, fondata nel 1887 dal b. Giacomo Cusmano proprio nel capoluogo siciliano. Nel 1951 venne ordinato sacerdote. Otto anni dopo veniva eletto superiore generale (ci volle una speciale dispensa pontificia, perché padre Francesco aveva solo trentacinque anni). Nel 1964 partì per il Congo, in visita alla missione che i suoi confratelli tenevano a Biringi, in diocesi di Mahagi-Nioka. Ce li aveva mandati proprio lui e a quel tempo il Congo era travagliato dalla solita sanguinosa guerra civile. Minacce, aggressioni e paura erano all’ordine del giorno e lo Spoto aveva deciso di andare a incoraggiare i suoi missionari. Ma gli andò male: catturato da due guerriglieri della tribù dei Simba, venne selvaggiamente percosso e lasciato per morto. Agli occhi degli attentatori aveva due torti: era un bianco imperialista e, per giunta, sacerdote della religione dei bianchi imperialisti. Venne raccolto da un cristiano locale, che lo portò nella sua povera capanna a Rung-Erira. Il padre Spoto ci mise due settimane a morire: entrato in coma il giorno di Natale, se ne andò in un paio di giorni. Aveva solo quarant’anni e venne seppellito nella missione. Tre anni dopo, la salma fu tumulata nella chiesa parrocchiale ma nel 1984 venne portata a Palermo e posta nella chiesa del Cuore Eucaristico di Gesù. Adesso vorrei segnalarvi l’ultimo numero della rivista bilingue (italiano-arabo) «Oasis» (Cantagalli).

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