Francesco

La storia di san Francesco d’Assisi ci viene riproposta continuamente da sceneggiati e pièce teatrali. Ormai la sanno tutti e non è il caso di ripeterla per l’ennesima volta. Semmai, è bene soffermarsi un attimo su quel che non viene mai chiarito. Il suo «Cantico delle creature» non è uno slancio sentimental-ecologista, bensì un inno anti-cataro. I catari, a quel tempo, erano diffusi soprattutto nella Provenza, patria dell’amata madre di Francesco. Essi sostenevano l’esistenza di due divinità, una buona e una cattiva, e che la materia fosse stata creata da quest’ultima (l’altra aveva creato solo le anime). Da qui il Francesco che riafferma, con forza e gratitudine, che tutto il Creato è opera dell’unico Dio, e che Egli è buono. La Cristianità aveva, a quel tempo (ma anche oggi), due nemici, uno interno e uno esterno. Quello interno era il catarismo, contro il quale non a caso Francesco mandò il suo uomo migliore, san Antonio (poi) di Padova, che predicò contro i catari sia nel Sud della Francia che nella loro roccaforte di Rimini (il famoso miracolo della mula inginocchiata davanti al Sacramento avvenne lì e proprio per confutare i catari). Il nemico esterno era l’Islam, e ad affrontarlo Francesco andò di persona. Com’è noto, nel corso della crociata egli si recò dal sultano Malik al-Kamil, riuscendo a riportare a casa solo la pelle (e solo perché era in corso una tregua). Aveva deciso di caricarsi personalmente del rischio dopo il fallimento della missione dei famosi cinque Protomartiri francescani, che egli aveva mandato in Marocco ed erano tornati dentro una bara.
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