La Francia attende lo "tsunami" azzurro Ump verso l’en plein

I francesi oggi votano per il secondo turno delle legislative, ma non è necessario attendere lo spoglio: l’Ump, il partito di centrodestra, ha già vinto. L’unica incognita è di quanto. Saranno «solo» 380 i deputati neogollisti, in un’assemblea che ne conta 577? O addirittura 463, numero fino al quale si spingono alcuni sondaggi? Poco importa. Nicolas Sarkozy sa che potrà contare su una maggioranza ampia per cambiare in profondità il Paese. Lui l’ha chiesta agli elettori, che già una settimana fa avevano risposto entusiasticamente: al primo turno erano stati assegnati 110 seggi - un record - quasi tutti all’Ump. Questa sera sapremo se sulla Francia si abbatterà uno «tsunami» o semplicemente un’ondata azzurra.
Di certo i socialisti appaiono tramortiti e, come sempre, divisi. Più che nei propri programmi confidano negli errori altrui; uno in particolare, quello commesso dal primo ministro François Fillon, che pochi giorni fa ha dichiarato di voler aumentare del 4,5% l’Iva per finanziare lo stato sociale. Una decisione che non è piaciuta: a destra molti l’hanno criticata, ritenendola in contraddizione con le promesse di alleggerimento fiscale garantito da Sarkozy; a sinistra tutti ne hanno denunciato gli effetti inflazionistici e la riduzione del potere d’acquisto, soprattutto a carico delle classi più basse. Fillon è subito corso ai ripari, precisando che si trattava di un progetto ancora da verificare e che comunque non sarebbe stato esaminato prima dell’estate. Come dire: è un’idea tra le tante.
Le polemiche sono diminuite, ma non sono rientrate del tutto, ponendo i partiti in una situazione paradossale, quasi a ruoli invertiti: il centrodestra costretto sulla difensiva per una riforma statalista e dai chiari intenti sociali; il partito socialista indotto a battersi contro l’aumento delle imposte. Schermaglie, che però qualche effetto, forse, hanno sortito. I leader della «gauche» ci contano e in chiusura di campagna elettorale si sono mostrati più fiduciosi. Il loro obiettivo in realtà è modesto: sarebbe già un successo se riuscissero a mantenere i seggi di cui disponevano nel Parlamento uscente ovvero 141 deputati più 8 affiliati.
Tutto dipenderà dalla partecipazione, che una settimana fa è stata bassissima, al 39,56%. Storicamente al ballottaggio scende ulteriormente e se non ci sarà un’inversione di tendenza potrebbe toccare il 45%. A disertare le urne sono soprattutto gli elettori di sinistra, che non hanno ancora smaltito la delusione per la sconfitta di Ségolène alle presidenziali. Quelli di destra sono, ovviamente, più motivati, ma non in tutte le fasce d’età. Il dato che accomuna la gauche e l’Ump è il crollo dalla partecipazione giovanile. I ragazzi tra i 18 e 30 anni che un mese fa si erano recati in massa a votare, non si interessano alle legislative; il che conferma da un lato la natura sempre più presidenziale del sistema politico francese, dall’altro la crescente sfiducia nei partiti.
Si spiega così il collasso del Partito comunista, che al primo turno ha perso molte roccaforti rosse, e che stasera potrebbe conquistare solo una dozzina di seggi. Il Fronte nazionale galleggia al 5% e non avrà deputati. Male, malissimo, anche quel François Bayrou, che alle presidenziali aveva ottenuto il 18,5% e che al primo turno delle legislative è precipitato al 7%. Il suo neonato Movimento democratico dovrebbe racimolare due o tre seggi, tra cui quello dello stesso Bayrou, che verosimilmente ha male interpretato il voto di un mese fa. Era convinto che in Francia si fossero create le condizioni per un terzo polo centrista, capace di rompere l’alternanza destra-sinistra. In realtà gli ultimi risultati dimostrano che il Paese non è interessato alla nascita di un centro forte e, che, a ben vedere, i francesi non nutrono particolare fiducia nemmeno in Bayrou; il quale il 22 aprile arrivò terzo nella prima tappa della corsa all’Eliseo non tanto per meriti personali, ma perché rappresentava l’unica possibile alternativa per quegli elettori di destra e di sinistra che non erano convinti né da Ségolène Royal, né da Nicolas Sarkozy. Correndo da solo l’ex leader dell’Udf ha ottenuto meno della metà dei voti.
La maggior parte dei grandi della politica francesi dovrebbe riuscire a entrare in Parlamento, con qualche possibile eccezione. A destra trema solo Alain Juppé, che, se non ottenesse il seggio, perderebbe anche il posto di ministro, in base alle ferree regole imposte da Sarkozy. A sinistra sono in bilico alcuni fedelissimi della Royal, tra cui in particolare lo stratega Julien Dray e l’ex portavoce Arnaud Montebourg. Sono gli unici brividi di un’elezione ampiamente scontata.