Francia in attesa: la "gauche" va al ballottaggio Sfida fra i due elefanti che si odiano col sorriso

Alle primarie socialiste, battaglia all'ulitmo voto. Hollande è in testa (39%) sulla Aubry (30%), ma
si tornerà al voto domenica. Disfatta Royal: è solo quarta. Da settimane gli analisti pronosticano un ballottaggio trai due e il secondo turno si annuncia come l’ultimo capitolo di una sfida aperta da anni

I francesi dovranno aspettare un’altra settimana per sapere chi sfiderà Nicolas Sarkozy nella lotta per l’Eliseo del 2012. Sanno già però che quella di domenica prossima sarà l’ultima battaglia di una lunga guerra di logoramento tra due pesi massimi della gauche: François Hollande e Martine Aubry.

Hanno sollevato l’entusiasmo della base del partito le inedite primarie socialiste di ieri in Francia, le prime all’americana, aperte a tutti i simpatizzanti della sinistra: oltre un milione e mezzo di persone si sono recate alle urne, «un grande successo», ha detto il segretario generale ad interim Harlem Désir.

Da settimane gli analisti pronosticano un ballottaggio tra Hollande e Aubry. E così confermano i risultati parziali: il primo al 39% e la seconda al 30%. La sorpresa non è arrivata dal primo e secondo posto, bensì dal terzo. Aranud Montebourg, avvocato, uomo della sinistra dura e pura, che parla di protezionismo economico, l’«outsider», ha spinto al quarto posto Ségolène Royal, ex candidata presidenziale. Il suo terzo posto avrà un forte impatto sul risultato finale. Non si sa ancora se l’avvocato darà indicazioni di voto ai suoi elettori, certo è che Montebourg non ama Hollande - più al centro rispetto ad Aubry - e politicamente ed economicamente più lontano da lui. Nel 2007 Montebourg aveva detto di Ségolène Royal: «Il suo più grande difetto è Hollande». Il riferimento era alla relazione tra i due, oggi terminata.

Il secondo turno si annuncia come l’ultimo capitolo di una sfida aperta da anni. Già, perché Hollande e Aubry, nonostante vicini ideologicamente, si detestano con (recente) cordialità. Sono entrambi considerati «elefanti» del partito. Lei è la figlia di Jacques Delors, ex presidente della Commissione europea. Lui è stato un delorista convinto. Ma la loro reciproca antipatia è nota. E ora c’è chi dice che lei, già definita dalla stampa straniera l’Angela Merkel di Francia, il «bulldozer» che alle regionali di marzo 2010 ha riportato il partito alla vittoria dopo anni di insucessi, non sopporterebbe di perdere contro Hollande.

Aubry, come gli altri grandi del partito, Dominique Strauss-Kahn - fuori gara dopo lo scandalo sessuale di maggio e che ieri ha votato per l’amica Martine - e l’ex premier Laurent Fabius guardano dall’alto Hollande, il tecnocrate che non ha mai, al contrario di loro, servito come ministro in un governo della République.

Quando nel 2008 Aubry è arrivata a rue de Solferino, prendendo la poltrona di Hollande, ha criticato lo stato del movimento: «È all’abbandono», «ho dovuto occuparmi perfino dei bagni intasati», ha detto. Pochi complimenti per il compagno di partito che ha definito «fannullone», uno che «non fa un tubo», «molle». Hollande, che non ama lo spirito iper-organizzativo di Aubry, non è rimasto anni a incassare critiche. Per lui, la signora di rue de Solferino è «una bugiarda» e «non ci si può fidare di lei».