Francia, blitz delle teste di cuoio sulla nave rubata da scioperanti

Linea dura del governo di Parigi dopo le violente proteste per una privatizzazione

Alberto Toscano

da Parigi

La scena è degna d’un film di guerra. Gli elicotteri dell’esercito si bloccano a pochi metri da una grande nave passeggeri e decine di «teste di cuoio» si calano su quest’ultima, prendendone rapidamente il controllo. Ma non è un film. Si è trattato di una scena autentica, che illustra l’attuale «dialogo sociale» alla francese. Ossia scontro aperto, minacce e insulti reciproci tra governo e sindacati. La nave oggetto della battaglia è la «Pascal Paoli», gioiello della flotta della Sncm, Société nationale Corse Méditerranée, l’azienda pubblica francese di trasporti marittimi tra la costa mediterranea, la Corsica e il Nord Africa. Un gruppo di sindacalisti corsi - giunti lunedì sul continente per esaminare con le altre parti sociali (direzione della Sncm e rappresentanti del governo) i problemi legati alla crisi dell’azienda - hanno sequestrato il gigantesco e bellissimo traghetto «Pascal Paoli» nel porto di Marsiglia, bloccato esso stesso dallo sciopero. Dovevano tornare a casa e si sono serviti di una nave a portata di mano. Come fosse la cosa più normale del mondo.
Per il governo del primo ministro Dominique de Villepin la figuraccia rischiava di diventare clamorosa, dopo che - una settimana prima - i militanti sindacali della Sncm, guidati in quell’occasione dai rappresentanti della confederazione filocomunista Cgt, avevano sequestrato per un giorno intero il direttore della società. La gente cominciava a chiedersi se in Francia esiste ancora una legge o se in alcuni casi il governo fosse condannato a chiudere gli occhi. Stavolta Dominique de Villepin non poteva far altro che intervenire di fronte a un atto tanto flagrante di illegalità come il sequestro di una nave. Ieri all’alba la «Pascal Paoli» era vicinissima al porto di Bastia, nel Nord della Corsica, quando gli elicotteri del Gign (Gruppo d’intervento della gendarmeria nazionale) hanno dato inizio all’assalto. Un vero e proprio arrembaggio dal cielo. Nessuno ha opposto resistenza e così la «Pascal Paoli» ha fatto macchina indietro verso la base navale di Tolone. Come per dimostrare la determinazione governativa, Villepin ha mandato tre navi militari a scortarla in questo suo tragitto, al termine del quale quattro dei «dirottatori» sono stati trattenuti in stato d’arresto. Gli altri scioperanti invece sarebbero stati lasciati liberi. Incidenti tra dimostranti corsi e forze dell’ordine sono subito esplosi a Bastia, dove è stato incendiato l’ufficio marittimo, mentre a Marsiglia il traffico del porto ha continuato a essere fortemente perturbato.
Alla base di questa confusione e di questa violenza c’è la crisi della Sncm, i cui conti sono nettamente deficitari. Il governo ha deciso di privatizzare la società, che era sull’orlo del fallimento. Un fondo francese d’investimento ha manifestato la propria disponibilità ad assumerne il controllo e a proseguire il servizio, preannunciando però un piano di licenziamenti. I sindacati sono scesi sul sentiero di guerra, chiedendo che la Sncm restasse pubblica e dando il via allo sciopero. Migliaia di persone, dirette soprattutto in Algeria, sono state bloccate una decina di giorni fa nelle loro auto senza sapere se avrebbero potuto o no salire sui traghetti. Ci sono state scene drammatiche: donne e bambini che trascorrevano la notte in auto senza conoscere il proprio destino. Poi le autorità hanno confermato il piano per la cessione della Sncm e lo sciopero s’è inasprito, trasformandosi in blocco di tutto il porto marsigliese.
Due sindacati sono in prima linea, dando l’impressione di perseguire la strategia del «tanto peggio tanto meglio». Si tratta del Sindacato dei lavoratori corsi, che ha una linea di strenua difesa dei vantaggi dell’isola (in chiave di sovvenzioni da parte di Parigi), e della Cgt, impegnata in uno scontro politico col governo di centrodestra. Questa confederazione, legata a doppio filo al Partito comunista francese, punta a fomentare una raffica di proteste in tutto quanto il settore pubblico e vede nelle privatizzazioni una sorta di «mostro sociale» da esorcizzare a tutti i costi.