La Francia blocca l’Enel, l’Italia non ci sta

Blitz di Parigi che «chiude le frontiere» ai progetti italiani di conquistare la belga Electrabel. Il nodo normativo e la rivolta dei sindacati

Alberto Toscano

da Parigi

La conferma da parte di Enel del proprio interesse all’acquisizione - anche via Opa - della società energetica belga Electrabel e della sua casa madre francese Suez ha scatenato a Parigi un autentico putiferio, che si è ripercosso sulle relazioni franco-italiane, spingendo il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola ad annullare un suo importante incontro - in calendario per domani - al ministero francese dell’Economia, delle Finanze e dell’Industria. Il primo ministro transalpino Dominique de Villepin, gran teorizzatore del cosiddetto «patriottismo economico», ha riunito nel pomeriggio di ieri il titolare dell’Economia Thierry Breton e i presidenti dei gruppi Suez e Gaz de France (Gdf), rispettivamente Gérard Mestrallet e Jean-François Cirelli. Dopo il conclave, il capo del governo ha convocato i giornalisti per dare la notizia della contromossa, destinata nei suoi desideri a spiazzare Enel (anche se ieri Villepin ha fatto finta di sorvolare sul nesso evidente tra la sua iniziativa e l’ipotesi di un’Opa italiana sul capitale Suez).
Il primo ministro ha spiegato la sua iniziativa col desiderio di «creare uno dei maggiori gruppi mondiali nel settore dell’energia e in particolare a quello del gas, garantendo alla Francia la sicurezza dei propri approvvigionamenti energetici». Questo gruppo sarà «al primo posto al mondo nel settore del gas liquefatto». Dominique de Villepin ha anche detto che sulle modalità della fusione lavorerà il ministro dell’Economia Thierry Breton e ha aggiunto che «il Parlamento sarà coinvolto» in questo dossier, senza specificare se ci sarà o no il voto di una nuova legge a proposito del gruppo Gdf e della sua appartenenza allo Stato (oggi prevista).
Ecco la sostanza della scommessa del governo francese: fusione tra Suez e Gdf allo scopo di creare un gigante di proporzioni talmente ampie che nessuno potrà fagocitarlo via Opa. Il gigante energetico in questione sarà in gran parte nelle mani dello Stato, ma non si sa ancora che parte, visto che la decisione è stata presa in fretta e furia, per sbarrare la strada a Enel. La legge su Gdf e sul gruppo gemello dell’elettricità Edf, approvata circa un anno fa, stabilisce che lo Stato deve avere almeno il 70 per cento del capitale. Se quella legge fosse rispettata, ci troveremmo di fronte a una sorta di rinazionalizzazione del gruppo Suez, che fu privatizzato nell’ottobre 1987 dal governo dell’allora primo ministro Jacques Chirac. Come dire che - per chiudere la Francia ai capitali italiani - Chirac sarebbe disposto a disfare da presidente ciò che fece da primo ministro (anche se ci sarebbe un dubbio sull’accettazione di un’operazione del genere da parte delle autorità comunitarie). Se - per contro - la legge fosse cambiata e la futura fusione Gdf-Suez coincidesse con una privatizzazione del primo di questi due gruppi, allora la reazione sindacale in Francia sarebbe certamente durissima. Già ieri le principali confederazioni hanno annunciato la loro opposizione a ogni ipotesi di privatizzazione del gas attraverso la fusione di Gdf con Suez. «Ci troviamo di fronte a un’autentica mascherata», è il commento dei leaders della centrale sindacale filocomunista Cgt. «La privatizzazione non passerà», annunciano le fonti della confederazione Force Ouvrière. Il primo ministro è già in gravi difficoltà politiche (il suo indice di popolarità è crollato di ben undici punti nelle ultime settimane) e un’ondata di scioperi nel settore pubblico potrebbe metterlo in ginocchio. Ma Chirac e il suo governo sono disposti a tutto pur di impedire l’eventuale Opa di Enel su Suez.
In queste condizioni il problema è inevitabilmente destinato a politicizzarsi, come dimostra l’annullamento dell’incontro tra il titolare italiano delle Attività produttive Claudio Scajola e il ministro francese dell’Industria François Loos. Nell’agenda c’erano vari dossier della collaborazione economica tra i due Paesi, energia compresa. Se ne parlerà in un’altra occasione, quando le acque si saranno calmate.