La Francia cerca da otto anni il gol mondiale

È dal 1998 che non segna nel torneo iridato. Con la Corea, un solo cambio: Malouda per Ribery, Trezeguet ancora bocciato. Thuram uguaglia il record di presenze di Desailly

Tony Damascelli

Ci sono state domeniche più allegre. Dico per i francesi. Oggi a Lipsia c’è poco da ridere e scherzare. La Corea del Sud è in testa con 3 punti dopo la vittoria sul Togo, la Francia è ferma al pareggio senza gol e senza niente con la Svizzera. Dunque è già partita decisiva. Ma non per monsieur Domenech, che se ne frega delle critiche e dell’incomunicabilità con la stampa e con alcuni calciatori (Trezeguet, per dire) e conferma la stessa squadra che ha fatto sbadigliare contro gli svizzeri, cambiando un solo uomo: fuori Ribery e dentro Malouda. Pensate un po’ che rivoluzione. Lo stesso Domenech ha bruciato in un colpo solo un paio dei suoi: Ribery, perché mai aveva giocato da titolare e ora si ritrova in panchina, e Trezeguet, che a forza di ripetere che la Francia deve giocare come il Brasile, con almeno tre o quattro punte, è stato messo all’indice perché Domenech è puntiglioso, acido, anche arrogante. Dunque per lo juventino, in attesa di lasciare Torino, niente mondiale.
Clima strano in casa dei francesi. Thuram va ad affiancare Desailly come presenze in nazionale, sono 116 e contro il Togo diventerà il calciatore che ha giocato il maggior numero di partite in nazionale. Ma lo stesso Thuram non è affatto su di giri, perché non va d’accordo con Gallas, suo sodale di reparto, e ha dovuto sentire gli strilli di Zidane, che ha mandato a quel Paese lui e Gallas perché troppo prudenti e distanti dal gioco d’attacco.
La Francia si gioca il mondiale cercando di uscire da una situazione, un cul de sac, in cui si è infilata in Giappone e Corea per proseguire in Portogallo. La nostalgia del 1998, il mondiale confezionato e vinto in casa, ha addormentato l’ambiente, la squadra è vecchia, anzi, con l’innesto di Malouda è la nazionale più «datata» di sempre. Lo stesso Florent Malouda doveva già essere titolare con la Svizzera, ma le emorroidi (operate, in anestesia totale) lo avevano messo fuori gioco. Con lui la Francia spera di dare velocità e peso all’attacco, dove il solo Henry poco può fare e Wiltord è un atto di fede alla memoria.
Se la Francia sta così, quelli della Corea invece pensano di saltare le armi. Nel senso che il ministro della Difesa ha confermato che in caso di qualificazione agli ottavi, gli «eroi» saranno esentati dal periodo di leva, durata biennale, fatto già verificatosi per i medagliati alle Olimpiadi, per il quarto posto nel mondiale del 2002 e per i successi nei Giochi asiatici. La missione non è affatto impossibile, mentre sembra più difficoltosa per i cittadini tifosi della Corea del Nord poter assistere alle imprese dei coreani del sud. Le immagini del mondiale, infatti, vengono trasmesse da Seul verso il nord, ma l’emittente di Stato di Pyongyang è ancora spenta.
Forse sarebbe meglio oscurare la tivvù in Francia, perché il momento è davvero delicato. La squadra di Domenech ricorda l’Italia di Bearzot del 1986 in Messico. Era reduce dal trionfo di Madrid e viveva con quella nostalgia. Oggi Domenech sogna di rivedere Zidane e Thuram esaltati lungo le Champs Elysees, e continua a ripetere che Vieira sarà l’uomo chiave del gioco francese. In contemporanea la stampa spinge per far fuori lo juventino, sempre lento e indisponente nei suoi atteggiamenti. E proprio il dificile rapporto tra la stampa e la nazionale può spiegare l’attuale situazione. Sagnol, per dire, ha mandato a quel paese i colleghi parigini e affini che ritengono la nazionale molto, troppo vecchia: «E allora il Milan? Continuate a esaltare Maldini, loro sarebbero da buttare a mare».
I francesi che invidiano gli italiani. Questa è davvero una bella notizia e una grande soddisfazione, per noi, al di qua delle Alpi. Seguendo le statistiche, la Francia non dovrebbe preoccuparsi: ha incontrato due volte la Corea del Sud e le ha rifilato 8 gol, un 5 a 0 nella Confederation cup e un 3 a 2 in amichevole. Ma c’è un dato in controtendenza. La Francia non segna un gol nel mondiale dal 1998, contro il Brasile. Nel 2002, in Oriente, tre partite, zero gol, in questo torneo zero anche contro la Svizzera. Digiuno o tramonto?