Francia, cinque anni di galera a chi aggredisce gli arbitri

In sei stagioni oltre mille episodi di violenza: un direttore di gara su otto ha smesso di fischiare. Più caldi i campi delle serie minori

Gian Piero Scevola

Zidane tira testate a Materazzi e, considerato un martire, viene osannato dall’intera Francia. Ma nel campionato francese guai a chi tocca gli arbitri. Anche perché, ad andarci di mezzo - Zidane permettendo - prima o poi è sempre il fischietto di turno, a qualunque latitudine lo si veda. Insulti, minacce, aggressioni sono infatti in continuo aumento in Francia, in particolare nei campionati dilettantistici. Così il Parlamento francese ha appena approvato una legge che definisce l’arbitraggio «missione di pubblico servizio» e aumenta pene e multe in caso di violenza verso i direttori di gara.
Negli ultimi sei anni sono stati aperti dall'Unione nazionale degli arbitri di calcio (Unaf) non meno di 500 dossier concernenti aggressioni fisiche. Contando anche i casi in cui non viene sporta denuncia «arriviamo a circa 1.000 episodi di violenza» precisa il presidente dell'Unaf, Bernard Saules. Particolarmente aggressivi gli ambienti del calcio dilettantistico. L'incidente più grave degli ultimi tempi, comunque, è del dicembre 2005: sei giocatori e un dirigente del club La Ricamarie-Montrambert, nella Loira, sono stati accusati di «violenze volontarie che hanno causato a un arbitro l'inabilità totale al lavoro di più di 8 giorni».
Un reato che, grazie alla nuova legge adottata oggi dal Parlamento, sarà punibile con un massimo di cinque anni di prigione e 75.000 euro di multa. Secondo il deputato Ump Jean-Marie Geveaux, relatore della legge, il testo rappresenta una «risposta adatta alle attese di tutti gli arbitri». Il testo ha ricevuto i voti della maggioranza mentre i partiti di sinistra si sono astenuti. La legge intende riformare lo statuto degli arbitri: prevista l'esclusione di «qualsiasi legame di subordinazione» tra arbitri e federazioni.
I direttori di gara, infatti, sono «lavoratori indipendenti» e «garanti dell'equità delle competizioni e del rispetto dell'etica sportiva». La legge prevede inoltre misure che assicurino agli arbitri «uno statuto sociale e fiscale perenne» che rinforzerà la professione, in crisi da qualche anno. «Molti, forse troppi gettano la spugna, stanchi di subire fin troppo spesso insulti, diffidenze, aggressioni e altre intimidazioni» ha sottolineato il ministro Jean-François Lamour presentando il testo. Secondo le cifre fornite da Geveaux, infatti, «più di 20.000 arbitri, su un totale di 153.200 in attività - cioè uno su otto - negli ultimi cinque anni hanno lasciato la professione a causa del poco sostegno dei poteri pubblici».