Francia, condannato il killer che l’Italia non processò

Il militare fu ammazzato con un colpo di spranga, probabilmente per rapina

da Milano

Dove non è arrivata la giustizia italiana, è arrivata quella francese. È stato condannato in contumacia all’ergastolo da un tribunale transalpino Rocco Romano, 48 anni, originario di Ventimiglia e irreperibile dal 1997, accusato di aver ucciso alla fine di luglio di quell’anno nei pressi di Grimaud, nell’entroterra della Costa Azzurra, un maresciallo della Guardia di Finanza di 62 anni, Angelo Greco, residente e in servizio a Bologna. A rendere noto l’esito del processo sono stati i familiari della vittima (la moglie Elena e i figli, Giovanni, Vincenzo e Patrizia), che sono stati ascoltati dai giudici nell’udienza che si è tenuta a Draguignan.
Rocco Romano - hanno aggiunto i familiari - se verrà arrestato non potrà comunque ottenere benefici prima di avere scontato ventidue anni di detenzione. Il sottufficiale, che abitava a Bologna con la famiglia, era in licenza e nel suo primo viaggio all’estero aveva deciso di recarsi in treno in Francia per trovare la figlia, impiegata in un residence, senza avvisarla del suo arrivo perché intendeva farle una sorpresa. Ma non riuscì a vederla. Fu trovato in fin di vita il 30 luglio in una stradina isolata in prossimità di uno strapiombo: un colpo sferrato con violenza alla nuca, con una pietra o una spranga, gli aveva sfondato la scatola cranica. Il giorno dopo fu dichiarato clinicamente morto dai medici dell’ospedale di Tolone e per volere dei familiari furono espiantati i suoi organi.
Secondo gli investigatori italiani a ucciderlo (si ipotizzò per rapina) fu Rocco Romano, che aveva precedenti per rapina, stupro, detenzione di armi, all’epoca detenuto nel carcere di Volterra (in provincia di Pisa), al quale pochi giorni prima dell’omicidio era stato concesso un permesso premio di tre giorni, poi revocato perché a distanza di poche ore aveva aggredito, con un compagno, un dipendente di un bar di Volterra. Ma Romano non rientrò in carcere e, da evaso, si diresse verso la Costa Azzurra. Nei suoi confronti fu disposto un ordine di fermo internazionale per rapina e omicidio, ma di lui da allora non ci sono state più notizie. L’identificazione arrivò tredici mesi dopo l’omicidio, in seguito alle indagini della squadra Mobile bolognese in collaborazione con la gendarmeria francese.
L’indagine italiana - avviata dal Procuratore aggiunto di Bologna Luigi Persico - passò poi per competenza alla magistratura di Pisa, poiché la residenza del detenuto era Volterra. Quattro anni fa, però, il gip toscano decise il non luogo a procedere. Ma due estati fa l’autorità giudiziaria di Draguignan riavviò le indagini e il giudice istruttore delegò una serie di rogatorie in Italia, fino all’approdo, questa mattina, in un’aula di giustizia francese. «In Francia si è fatto in un giorno quello che da noi ci si aspettava da otto anni», ha commentato Giovanni Greco, critico nei confronti delle indagini compiute in Italia. «E responsabile dell’omicidio di nostro padre è il carcere, che concesse da marzo ’97 una serie di permessi premio al detenuto nonostante - ha sostenuto - fino al mese precedente fosse stato dato parere negativo a qualsiasi tipo di permesso nei suoi confronti».

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