Francia, ecco l'era Sarkozy

Ieri l’insediamento all’Eliseo e il passaggio delle consegne con Chirac. Poi la grandiosa sfilata sui Champs Elysées. Il nuovo presidente promette di "difendere l'identità della Francia"

Un bacio, una lacrima e dodici promesse. Nicolas Sarkozy da ieri è ufficialmente il presidente della Repubblica francese. Il cerimoniale, grandioso, è stato rispettato: il passaggio delle consegne con Chirac, nel cortile dell’Eliseo, la sfilata in auto sui Champs Elysées, le cerimonie all’Arco di Trionfo e al Bois de Boulogne. Tutto come previsto, sotto un sole splendente e davanti a una folla entusiasta. Ma Sarkozy ha dimostrato subito che non sarà un capo dello Stato banale.

Il bacio, dunque, a sua moglie Cecilia; di slancio, sulla bocca, per smentire i pettegolezzi che li danno ancora una volta in crisi e, soprattutto, per affermare uno stile che, sebbene nel rispetto del ruolo, sarà meno formale di quello di Chirac, che certo non si sarebbe mai comportato così con Bernadette.

La lacrima, anche questa inconsueta. Nel suo primo discorso, Sarkò ha annunciato che nelle scuole francesi all’inizio di ogni anno accademico verrà letta una missiva scritta da Guy Monnet, uno degli eroi della resistenza francese, prima di essere giustiziato. Una lettera intensa, ma non retorica, che magnifica la lealtà al Paese, il senso della missione individuale, l’amore per la famiglia. Quando è stata letta, ieri, Nicolas non è riuscito a trattenere la commozione.

Le dodici promesse indicano il cammino del nuovo capo dello Stato, che vuole «rispettare la parola data», «riscoprire la moralità», «valorizzare il lavoro, il merito, la ricompensa», «garantire sicurezza e protezione, ordine e giustizia». Sono i valori che ha posto al centro del programma elettorale e che intende rispettare, sfidando l’opinione pubblica a valutare il suo operato «in base ai risultati concreti» che riuscirà a ottenere. Ma al contempo un Sarkozy che «intende unire i francesi», «pronto alla tolleranza e all’apertura», «per rompere con i comportamenti del passato, difendendo l’indipendenza e l’identità della Francia».

Sarà un presidente decisionista, ma il più possibile disposto al dialogo e per questo estraneo alle logiche di partito e alla sterile contrapposizione destra-sinistra. «Quando si è al servizio della Francia non conta l’appartenenza politica, ma solo la buona volontà, la competenza, le idee di chi intende servire il Paese». E dunque Sarkozy è pronto a collaborare con chiunque condivida questo approccio. «Non chiederò a nessuno di rinnegare le proprie convinzioni, di tradire le amicizie o di dimenticare il proprio passato». Come dire: la mia porta è aperta agli uomini di destra e di sinistra.

Rompe gli schemi, Sarkò. Anche nella sua decisione di partire alla volta di Berlino, ed è un’altra promessa mantenuta. In campagna elettorale aveva dichiarato che la prima visita ufficiale sarebbe stata dalla Merkel, in quella Germania da vent’anni alleato privilegiato della Francia. Nessuno, però, si aspettava tanta sollecitudine. Ieri nel primissimo pomeriggio è volato a Berlino. Un incontro di cortesia, ma molto significativo sul piano politico e che suggella una forte sintonia personale: la cancelliera e il presidente condividono la stessa visione del mondo e si conoscono da tanto tempo. Andranno d’accordo, non tanto per protrarre un predominio all’interno dell’Unione europea che la maggior parte dei Paesi membri da tempo non è più disposto a tollerare, quanto per dare un impulso creativo a un’Europa che deve uscire dalla paralisi in cui proprio la Francia l’aveva costretta, con il no alla Costituzione europea.

Non altrettanto sereno, invece, è stato in passato il rapporto tra Sarkò e Chirac. Ma da qualche settimana i dissapori sembrano dimenticati. Ieri il vecchio Jacques si è mostrato sorridente e compiaciuto come se Nicolas fosse davvero il suo figlioccio, l’erede designato. Paternalista nei gesti, ma ben attento a non dare lezioni e per questo calorosamente ricambiato. «Chirac è stato un grande presidente che per dodici anni si è adoperato per la pace facendo splendere i valori universali della Francia», ha dichiarato il leader del centrodestra, che ha elogiato la sua lungimiranza «nel far prendere coscienza a tutti i cittadini sull’imminenza del disastro ecologico e sulla necessità di essere responsabili delle prossime generazioni». Un Chirac commosso che per ora abiterà in un appartamento messo a disposizione dalla famiglia dell’ex premier libanese Hariri, ucciso due anni fa in un attentato a Beirut.

Sarkozy invece da ieri risiede all’Eliseo. A dargli il benvenuto formale è stato il presidente della Corte costituzionale che ha proclamato i risultati ufficiali dell’elezione presidenziale e si è augurato che i francesi «sappiano riunirsi nei rispetti dei valori della Repubblica: libertà, uguaglianza, fraternità». Poi sono stati sparati i tradizionali 21 colpi di cannone. Al fianco di Sarkò, la moglie Cecilia e i cinque figli. La Francia ora è davvero sua.