La Francia educa gli immigrati ecco il bon ton del musulmano

Amare la Francia, avere un lavoro, non parlare lo slang delle banlieue e soprattutto non portare il cappellino con la visiera al contrario: ecco il mini-decalogo del buon musulmano, secondo il Segretario di stato francese alla Famiglia, Nadine Morano. Una frase «estrapolata» dal contesto, ha subito precisato il ministro. Rassicurazioni che però non sono bastate a placare le polemiche oltralpe, dove le reazioni non si sono fatte attendere. L’opposizione di sinistra parla di «battuta fuori luogo», «concezione etnica della nazione che ricorda il regime di Vichy», «parole avvilenti e molto gravi». Il Partito socialista chiede persino le dimissioni della Morano e la chiusura immediata del dibattito sull’identità nazionale, lanciato in Francia nei mesi scorsi dalla destra di Nicolas Sarkozy. Mentre il Partito comunista parte all’attacco esigendo le scuse pubbliche del governo.
A una domanda sulla compatibilità tra l’Islam e la Repubblica francese - durante un dibattito sull’identità nazionale a Charmes, nell’est della Francia - il segretario di Stato ha detto che da un giovane musulmano si aspetta che «ami la Francia, che trovi un lavoro, che non parli il verlan (lo slang parlato dai giovani delle banlieue) e che non metta il berretto all’incontrario: non è la carta d’identità che conta ma l’amore che hai per la Francia». Parole che non sono piaciute nemmeno ai verdi. «Dopo il velo e il burqa, adesso anche il cappello», ha detto la portavoce degli ambientalisti Djamila Sonzogni, evocando «la prevedibile deriva» del dibattito sull’identità nazionale. Per il portavoce del Ps, Benoit Hamon, le parole della Morano sono «avvilenti e molto gravi. Hamon denuncia anche l’«amalgama grossolano» tra immigrazione, delinquenza, islam e identità nazionale, da parte del governo. «La moltiplicazione di affermazioni apertamente razziste dei ministri diffonde un clima di odio e di xenofobia», ha commentato anche il Movimento dei giovani socialisti (Mjs). «Da parte di un ministro e di un’autorità della Repubblica criticare una categoria di francesi non è ammissibile intellettualmente, è un vero e proprio malcostume politico», ha attaccato il deputato socialista Arnaud Montebourg, per il quale «quest’operazione politica ha lo scopo di mettere i francesi gli uni contro gli altri e di creare una guerra identitaria e culturale nel Paese».
Intanto, la Morano corre ai ripari. «Si parlava della problematica dei giovani che vengono dalle banlieue, da dove tra l’altro provengo anch’io - si è difesa intervenendo alla radio francese Rmc - volevo solo consigliare a questi giovani musulmani di uscire dal modo caricaturale di presentarsi, sia nel modo di vestire che di esprimersi».
Ma non è l’unico caso riguardante i politici francesi che scatena il dibattito internazionale. L’altra protagonista della giornata ieri è stata l’ex ministra Rachida Dati. La ex ministra di Sarkozy, ora eurodeputata, è stata colta mentre confida al telefono a un’amica quello che molti sospettavano da tempo e cioè che la vita al Parlamento europeo di Strasburgo la annoia a morte. «Sono costretta a venirci, non ne posso più», si lascia andare la Dati, incurante del microfono, rimasto acceso, attaccato sul risvolto della giacca. La «gaffe» scappata alla ex guardasigilli crea imbarazzo. «Sono obbligata a restare qui - continua la Dati - a fare la brava perché è presente la stampa e c’è l’elezione di Barroso». Quella poltrona a Strasburgo, si sa, non l’ha mai interessata davvero: sindaco del settimo arrondissement di Parigi, Rachida ha ambizioni più grandi in Francia e aspetta le legislative del 2012 per tornare in grande. Nel frattempo, sembra interessarle poco che le telecamere più di qualche volta l’abbiamo colta impreparata sui temi europei. Stavolta oltre che vederla, i francesi e non solo, l’hanno ascoltata. E non è stata una bellissima figura.