Francia, il governo firma il decreto «anti-opa»

da Milano

Sarà più difficile nel 2006 lanciare una scalata su società francesi che operano in settori sensibili. Il governo ha infatti firmato il decreto «anti-opa» che fissa le condizioni necessarie per ottenere il via libera allo sbarco di investimenti non francesi nel capitale di aziende d'oltralpe che presentano un interesse per la sicurezza del Paese.
Rispetto al progetto annunciato nei mesi scorsi, il testo in vigore presenta alcune importanti novità: se prima Parigi poteva solo dire sì o no a un investimento, ora potrà dire si a certe condizioni. Il decreto fa anche una distinzione tra capitali provenienti dalla zona Ue e quelli dal resto del mondo, con un giro di vite più severo per questi ultimi che sono esclusi da una più ampia lista di settori protetti.
È probabile che a spingere il governo ad ammorbidire il testo anti-opa siano state le riserve, che secondo indiscrezioni apparse sulla stampa, avrebbe espresso il Consiglio di Stato soprattutto per quanto riguarda la compatibilità con il diritto europeo.
L'idea di accordare uno statuto speciale ad alcuni settori sensibili era venuta al governo dopo che Parigi aveva temuto per l'indipendenza di Danone che sembrava vicino a un raid ostile da parte di Pepsi. Subito dopo l'annuncio del progetto che vuole mettere sotto protezione settori chiave come le armi, la difesa, l'energia nucleare, la biotecnologia e anche i casinò, Bruxelles aveva ammonito che avrebbe esaminato il decreto anti-opa con la massima attenzione.
Il governo ha anche rafforzato il dispositivo anti-opa con un testo che traspone nella legislazione francese la direttiva europea adottata nel 2003 dopo 14 anni di laboriose trattative.
Tra le novità introdotte dal testo figura «la clausola di reciprocità» che dovrebbe consentire alle aziende francesi di lottare ad armi pari contro minacce da parte non solo di gruppi europei ma anche esterni all'Ue e in particolare americani.
Tra le armi già a disposizione delle aziende francesi vi sono, oltre al patto di sindacato, lo statuto di società in accomandita che priva gli azionisti del controllo delle aziende, i diritti di voto doppi, la partecipazione azionaria dei dipendenti, il tetto dei diritti di voto e la dichiarazione di superamento delle soglie quando un azionista supera alcune percentuali.