Francia, l’Assemblea approva la riforma del Cpe

Il governo si è piegato alla piazza. Chirac: «Giovani ora tornate a studiare»

Alberto Toscano

da Parigi

Il «Contratto di prima assunzione» (Cpe in sigla francese) non esiste più. Ieri a Parigi l'Assemblea nazionale ha abrogato l'articolo 8 della legge che gli stessi deputati avevano votato ai primi di marzo e che aveva provocato la rivolta di studenti e organizzazioni sindacali. L'articolo istituiva la nuova forma di assunzione per i giovani di meno di 26 anni, licenziabili in qualsiasi momento per una durata di due anni. Su proposta dell'Union pour un Mouvement populaire (Ump, il partito che ha la maggioranza assoluta in Parlamento e che esprime il governo), e con il determinante intervento del suo leader, il ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy, i deputati hanno sostituito il vecchio articolo 8 con una serie di generose elargizioni per i giovani in difficoltà. Dunque il tentativo di rendere più flessibile il lavoro giovanile - con l'intento di spingere le aziende ad assumere in condizioni speciali personale al primo impiego - è stato sostituito da un'iniziativa che va nel senso opposto: quello del vecchio assistenzialismo statale.
Il governo presenta questa sostituzione come il risultato di un «compromesso» con i sindacati. In realtà si tratta di un puro e semplice cedimento su tutta la linea. Non potendo imporre al Paese la volontà del Parlamento, il presidente Jacques Chirac e il primo ministro Dominique de Villepin hanno preferito concedere anche di più di ciò che studenti e sindacati avevano richiesto: non solo il ritiro ufficiale del Cpe, ma anche una serie di nuovi ammortizzatori sociali, che non mancheranno di pesare negativamente sulle pubbliche casse. L'idea iniziale era quella di varare una riforma liberale. Ma lo scopo è stato perseguito in modo tanto maldestro che alla fine il premier ha cercato di salvare la faccia e la poltrona con un provvedimento di pura marca statalista.
La proposta di legge è stata approvata ieri con 151 voti a favore (quelli dell'Ump e quelli dei liberali dell'Union pour la Démocratie française, Udf, che avevano aspramente contestato il Cpe). I voti contrari sono stati 93: quelli delle opposizioni di sinistra. Visto che l'Assemblea nazionale ha 575 membri, se ne deduce che gran parte dei deputati hanno preferito non partecipare a questo voto, che ha messo il Parlamento in contraddizione con se stesso, ossia con una scelta compiuta solo un mese fa. È la seconda volta nel giro di pochi mesi che - cedendo alle contestazioni - il presidente della Repubblica chiede ai parlamentari di rimangiarsi un articolo di legge da essi stessi votato «definitivamente». Il primo caso ha riguardato l'articolo 4 della legge che tendeva a riabilitare la presenza francese soprattutto in Maghreb e che imponeva la revisione a tale scopo dei manuali scolastici.
Adesso tocca al Senato approvare il dispositivo di «aiuto ai giovani in difficoltà» che sostituirà il vecchio articolo 8, relativo al Cpe. Tale dispositivo prevede il finanziamento di stages di formazione per 150 milioni di euro annui e aiuti (400 milioni di euro nel 2006) alle imprese che assumeranno a tempo indeterminato giovani residenti nelle banlieues più «sfavorite». Proprio il desiderio di rispondere alla crisi delle banlieues dello scorso autunno aveva spinto il ministro degli affari sociali Jean-Louis Borloo a varare la «legge sull'uguaglianza delle chances» in cui Villepin aveva voluto a tutti i costi inserire l'articolo 8, ossia il Cpe.
Ieri mattina si è svolta all'Eliseo la riunione settimanale del consiglio dei ministri, durante la quale Chirac ha lanciato agli studenti un appello a «riprendere i corsi e a dare normalmente gli esami». Tuttavia quattro università (su 84) sono ancora completamente bloccate e 17 sono semiparalizzate. Maggio è dietro l'angolo e in Francia c'è chi sogna un nuovo ’68, malgrado la vittoria già ottenuta dalla piazza.