Francia: marocchina porta il burqa lo Stato le nega la cittadinanza

Sposata con un
francese, la 32enne marocchina Faiza M. si è vista negare la cittadinanza in Francia, dove vive
dall’anno 2000 e ha avuto 3 figli, per le sue pratiche religiose, come l’abitudine di indossare un burqa

Parigi - Sposata con un francese, una donna marocchina di 32 anni, Faiza M. si è vista negare la cittadinanza in Francia, dove vive dall’anno 2000 e ha avuto 3 figli, per le sue pratiche religiose, come l’abitudine di indossare un burqa. Secondo quanto riporta l’edizione online del quotidiano Le Monde, la decisione è stata presa dal Consiglio di Stato lo scorso 27 giugno; è la prima volta che la suprema corte per la giustizia amministrativa si esprime sull’idoneità all’inserimento nella società francese di una straniera tenendo in conto le pratiche religiose. In precedenza, la cittadinanza francese veniva negata solo a chi era stato giudicato per appartenenza a gruppi fondamentalisti o si era schierato pubblicamente a favore del radicalismo islamico.

Il Consiglio di Stato ha rifiutato la cittadinanza alla donna perchè «ha adottato, in nome di una pratica radicale della sua religione, un comportamento sociale incompatibile con i valori della società francese, con particolare riferimento all’uguaglianza dei sessi».

Già nel 2005 la richiesta di cittadinanza della donna era stata rigettata a causa di una «mancanza di assimilazione». Faiza M. si è appellata al principio di libertà religiosa e replicato al Consiglio di non aver «mai voluto sfidare i valori fondamentali della Repubblica». Il commissario governativo incaricato del parere legale, Emmanuelle Prada-Bordenave, ha spiegato che nel corso di tre incontri con le autorità di polizia francesi la donna «era vestita con un abito lungo fino ai piedi, un manto che le copriva i capelli, la fronte e il mento, e un velo che le nascondeva il viso, con una fessura aperta sugli occhi».

Nel rapporto viene precisato che la donna ha ammesso con la polizia di condurre una vita molto appartata, lontana dal resto della società. «Non ha alcuna idea del diritto di voto», ha scritto il commissario, aggiungendo che Faiza M. «vive in completa sottomissione agli uomini della sua famiglia».