In Francia oggi è il giorno dello Sciacallo

A volte ritornano. A quale altra categoria, più degna di quella dei Morti Viventi si dovrebbe iscrivere, se no, il mitico Ilich Ramirez Sanchez, 62 anni, più noto come «lo Sciacallo»? C’è stata un’epoca, un’epoca che sembra ormai lontana anni luce, in cui l’inafferrabile Carlos (infine afferrato) calcava le scene dei principali teatri mondiali dove si metteva in scena il Terrore. Era l’epoca delle Brigate Rosse, della Rote Armee Fraktion tedesca, dell’Olp di Yasser Arafat e delle sue filiazioni scissioniste. Anni di sangue, di attentati, di trame rosse e nere, di strategie mascalzone in cui apparati deviati di servizi segreti trescavano con terroristi professionisti per destabilizzare governi, mutare assetti politici o non mutarli affatto, tenendo alta una tensione che la Guerra Fredda allora ancora guerreggiata riconduceva alla Cia piuttosto che al Kgb.
Ieri Carlos è tornato da questa oltretomba della memoria manifestandosi in carne e ossa davanti alla Corte d’Assise di Parigi. E a Dio piacendo -sempre che la giustizia italiana trovi uno scampolo di tempo per occuparsi di faccende in fondo così «datate» - potremmo vederlo anche davanti alla nostra magistratura. Per esempio quella di Bologna (vedi alla voce: Strage) come diremo qui avanti.
Lo «Sciacallo» era atteso, a Parigi, da una sessantina tra giornalisti francesi e stranieri, oltre che da un folto pubblico. Segno che la star del terrorismo, lo Springsteen della pistola, del mitra e dell’esplosivo di origine venezuelana esercita ancora un suo fascino perverso. In Francia, Carlos deve rispondere di una serie di attentati commessi tra il 1982 e il 1983 che causarono 11 morti e oltre 150 feriti. Ma di questi, curiosamente, Carlos non intende farsi carico. «Curiosamente» perché proprio di recente ha confessato di aver ammazzato qualcosa come «1500 o 2000 persone» (dopo una certa cifra mica si può pretendere che uno tenga un bilancio aggiornato, che diamine!). Di suo, in apertura d’udienza, ha detto solo: «Sono un terrorista di professione». Arrestato in Sudan nell’agosto 1994, Carlos è da allora nelle carceri francesi, dove sta scontando la condanna all’ergastolo per l’omicidio di tre uomini. Il verdetto per il nuovo processo è atteso per il 16 dicembre. Con lo «Sciacallo» sono alla sbarra tre suoi vecchi «soci»: la polacca Christa Margot Frohlich detta «Heidi», che militava nell’estrema sinistra, il tedesco Johannes Weinrich, «Steve» per gli amici, e il palestinese Ali Kamal al Issawi. I capi d’imputazione: attentato al treno Parigi-Tolosa; attentato di via Marbeuf; attentati alla stazione di Marsiglia e a un treno TGV. I treni. Le stazioni. Esattamente come a Bologna, quel 2 agosto del 1980: 85 morti e 200 feriti. E anche qui, guarda caso, ritroviamo la cara, vecchia comunista «Heidi»,che oggi ha 69 anni, e un altro tedesco, Thomas Kram, 63 anni, anche lui del gruppo «pensionati del Terrore». È la «pista palestinese» su cui punta -in alternativa alla pista nera che guadagnò l’ergastolo a Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini- la Procura di Bologna in un’inchiesta a binocolo rovesciato, per così dire, alla ricerca di una verità alternativa e possibilmente più vera rispetto a quella, contestatissima, cristallizzata dalla Corte d’Assise che sposò la trama nera. Ma perché una pista palestinese per la strage di Bologna? Un motivo c’è, cioè c’era. Una vendetta commissionata dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina contro l’Italia che aveva arrestato un suo dirigente. Di qui il «contratto» chiuso con Carlos e il suo gruppo di fuoco. E guarda caso, sia la dolce Heidi che herr Kram erano in albergo a Bologna, la vigilia di quel massacro. Non è curioso?