Francia, Paperone seppellisce le 35 ore

Alberto Toscano

da Parigi

Stavolta zio Paperone ha picchiato duro contro la demagogia francese, che parla tanto di valori sociali e che poi riesce solo a creare ostacoli allo sviluppo delle imprese, e quindi ai diritti dei loro dipendenti: in primis quello al posto di lavoro, che viene fatalmente messo in discussione se un'impresa è costretta a chiudere i conti in rosso. Dunque gli americani del gruppo Disney - indebitatisi per realizzare il gigantesco parco giochi a una trentina di chilometri da Parigi - si sono stufati. Così zio Paperone e l'allegra brigata dei personaggi disneyani l’hanno cantata chiara alla Francia delle 35 ore: quella che - a seguito delle leggi varate tra il 1998 e il 2000 dal governo del primo ministro socialista Lionel Jospin - crede di poter risolvere ogni problema sociale con l'intervento autoritario dello Stato.
La direzione di Eurodisney ha fatto un discorso molto deciso ai sindacati che rappresentano i circa diecimila dipendenti dell'imponente parco giochi parigino: o voi lavorate di più o rischiate di non lavorare per niente. Come dire che - in assenza di una revisione del principio delle 35 ore - la direzione del gruppo avrebbe potuto rivedere i livelli occupazionali. Contrariamente alle previsioni, i sindacati hanno accettato la discussione e questa settimana è stato annunciato il compromesso: le 35 ore finiscono negli scantinati della Paperopoli europea. Per l'esattezza, la riforma dell'orario di lavoro - verificatasi negli scorsi anni - non si è tradotta in una pura e semplice riduzione del tempo trascorso settimanalmente sui luoghi di produzione, ma in un aumento delle ferie. In pratica alle vacanze già esistenti sono stati aggiunti alcuni giorni supplementari di «recupero del tempo lavorativo» (Rtt in sigla francese). Così ogni salariato si è visto aggiungere una decina di giorni all'anno di assenza retribuita al già consistente malloppo di festività e di ferie.
Adesso i sindacati di Eurodisney hanno deciso la cancellazione di 8 giorni di Rtt per il personale più qualificato e il riesame del «monte Rtt» per l'insieme dei salariati. In pratica tutto nella Paperopoli europea sta tornando all'epoca anteriore al 1998, quando venne approvata la prima legge per obbligare le aziende a ridurre l'orario lavorativo. Questo accade proprio nel momento in cui la signora Ségolène Royal, che spera d'essere la candidata socialista alle presidenziali dell'anno prossimo e che gode senz'ombra di dubbio del favore dei sondaggi, ha deciso di scendere in campo contro le 35 ore, ammettendo che questa riforma si è tradotta in un aumento della flessibilità del lavoro piuttosto che in un successo nella lotta alla piaga della disoccupazione.