La Francia rischia contro il dittatore del Togo

Ribery e Malouda al fianco dei due attaccanti che hanno segnato 66 gol. Gran parte dei calciatori togolesi giocano nei campionati minori francesi

Tony Damascelli

Raymond Domenech è davvero un tipo strano. Fino a ieri non voleva sentire parlare di squadra d’attacco, anzi aveva mandato a quel paese, nel senso di panchina, David Trezeguet il quale, intrattenendosi con la stampa alla vigilia del mondiale, aveva osato suggerire una formula tipo Brasile. Orbene, contro il Togo, avessi detto, la Francia giocherà con quattro attaccanti o praticamente tali: Henry verrà affiancato da Trezeguet, al loro fianco, a destra Ribery, a sinistra Malouda. La coppia di punta ha realizzato, nella storia della nazionale francese, 66 gol, 34 Titì Henry e 32 monsieur Trezeguet. Dunque Domenech ha dovuto attendere i due pareggi contro Svizzera e Corea del Sud prima di prendere coraggio, dopo aver preso i fischi e le contumelie dei suoi giocatori, dei tifosi e dei giornalisti.
La Francia non è nemmeno sicura di finire prima nel proprio girone. Tutto dipenderà dal risultato di Svizzera-Corea del Sud. Se la nazionale di Thuram e Trezeguet dovesse finire prima, affronterà lunedì l’Ucraina di Shevchenko; se dovesse finire seconda aspetterà martedì per giocare contro la Spagna di Torres. Altrimenti adieu, a tutto, a tutti, a Zidane e Thuram, per dire.
Per riuscire nell’impresa la squadra dei galletti più presuntuosi d’Europa dovrà spezzare le reni a gente che in Francia gioca addirittura in quinta divisione (come Richmond Frosson, «stella» del JA Poire sur Vie) o nella lega «national» (come Alaixys Romao, centrocampista del Louhans-Cuiseaux). E non è che il resto della compagnia possa esporre argenteria: gente discreta di serie B o appena retrocessa, un gruppo che per la prima volta mette il naso al mondiale, dopo aver fatto di tutto per far parlare di sé. Innanzitutto perché arrivato per primo in Germania; poi per aver liquidato l’allenatore senza nemmeno giocare una partita, sostituendolo inizialmente con Mawuena, l’assistente del «titolare» Pfister, quindi con Schaffer, fatto arrivare in treno e stoppato alla stazione, per riassumere infine l’Otto di cui sopra. Quindi per un ammutinamento, in attesa di ricevere i premi pattuiti con la federazione, presieduta da Rock Gnassingbe che, a vederlo, è più bizzarro di qualunque immaginazione. È infatti il figlio dell’ex dittatore Eyadema, morto l’anno scorso dopo un regno di trentotto anni. Dovete sapere che Rock Gnassingbe fa tutto, presidente della Repubblica e presidente della federazione del Togo, che è stata protagonista di gaffes meravigliose: prima del mondiale, per una amichevole, il magazziniere aveva dimenticato le divise da gioco della squadra e aveva costretto i poliziotti, in motocicletta, a un viaggio di 80 chilometri per recuperare maglie e pantaloncini. Poi uno dei direttori tecnici federali, Camelio Akoussah, si era presentato allo Stade de France, per spiare la nazionale di Domenech, e aveva tentato di entrare senza biglietto e accredito. Per completare il quadro, è cosa nota che lo stesso Rock, generale dell’esercito, abbia fatto costruire attorno alla sua villa un vero zoo, con ogni tipo di animale, dai topi ai caimani e porta gli ospiti ad assistere al pasto delle bestie. Insomma un bel tipino che oggi ha voglia di fare la ruota, in tribuna, di fianco ai papaveri della Fifa e della federcalcio francese. Già ha avuto l’onore di una visita di Franz Beckenbauer, a Lomè, ora ha sistemato la grana dei premi grazie alla Fifa, che ha messo giù una parte della cifra. Si intuisce, allora, che oggi il Togo ha tutto da perdere, a parte i denari. Mentre i francesi, al contrario, se ne fregano dei soldi e cercano la gloria. Un tifoso ha messo all’asta su e-bay tutta la nazionale. È una provocazione sulla quale riflettere. E magari presentare l’offerta. «Allezenfants».