Francia in rivolta, chiusi i porti Per Sarkozy è un maggio caldo

Primi problemi per la distribuzione del carburante. Domani sciopero generale non dichiarato

da Parigi

Pescatori in rivolta, porti bloccati, rischio di crisi nella distribuzione del carburante e assalto ai supermercati con distribuzione gratuita del pesce in varie parti della Francia. Questa è la situazione di tensione sociale provocata dalla rivolta della «gente del mare» a causa dell’aumento dei prezzi del gasolio. Una protesta che domani si salderà con la giornata di sciopero nazionale dei trasporti e di vari settori pubblici e privati contro l’applicazione della riforma pensionistica, che prevede una vita lavorativa di 41 anni (di contributi) e che mette fine all’abitudine di ferrovieri (e di molti altri dipendenti del pubblico impiego) di andare in pensione a un’età compresa tra i 50 e i 55 anni. In pratica i sindacati giocano - senza dirlo ufficialmente - la carta dello sciopero generale contro la politica del governo di centrodestra. Sono previste manifestazioni in 80 città di ogni parte della Francia. Anche gli studenti scenderanno in piazza, quarant’anni esatti dopo un mese di maggio divenuto particolarmente celebre. Si temono incidenti. Dal canto loro gli insegnanti sono in agitazione contro la riduzione dei posti di lavoro nell’educazione.
La rivolta dei pescatori è la più pericolosa perché questa categoria non è mai andata per il sottile: nel 1994 i manifestanti nel capoluogo bretone di Rennes lanciarono razzi di segnalazione marina sullo storico palazzo del Parlamento di Bretagna, ridotto a un cumulo di cenere e di detriti.
I pescatori hanno cominciato a bloccare i depositi di carburante e adesso potrebbero fare la stessa cosa con le raffinerie di petrolio. Si teme una penuria nella disponibilità di benzina e gasolio. I depositi bloccati sono quelli di La Rochelle (nel dipartimento della Charente-Maritime), assediato già da domenica scorsa, di Sète (Herault), di Fos-sur-mer (presso Marsiglia), di Port la Nouvelle (Aude), et Caen (Calvados). I porti paralizzati sono venti, tra cui quello di Boulogne-sur-Mer, numero uno nazionale dei pescherecci. Da mesi il ministro dell’Agricoltura e della Pesca, Michel Barnier, uno dei membri più abili ed esperti del governo di Parigi, tenta di ottenere dall’Unione europea l’assenso a misure di aiuto finanziario ai pescatori francesi, volte a bilanciare l’aumento dei prezzi del carburante. Bruxelles autorizza solo una parte del piano di sostegno pubblico al settore. Se gli aiuti non verranno e se non saranno abbastanza sostanziosi, la rivolta dei pescatori francesi continuerà a intensificarsi. Il blocco dei porti potrebbe estendersi a quelli più importanti per il traffico internazionale. Già ieri ci sono stati incidenti a Marsiglia, dove una parte dei portuali protesta contro la riorganizzazione dell’attività lavorativa. In varie parti della Francia gruppi di pescatori - inviperiti per la commercializzazione da parte dei supermercati di pesce congelato di origine straniera - hanno attuato «espropri proletari» in alcuni grandi punti vendita. Il pesce «prelevato» è stato distribuito polemicamente ai passanti.
Il presidente Nicolas Sarkozy e il suo governo non intendono rinunciare alla loro politica di riforme liberalizzatrici. Domani, in occasione dello sciopero dei trasporti e di molte altre categorie, le autorità tenteranno di applicare un piano di «servizio minimo» soprattutto per le ferrovie.
C’è tensione anche in Parlamento, dove la scorsa settimana il governo è andato sotto in una votazione sulla nuova legge a proposito degli Ogm. Ieri il governo si è preso una rivincita con la bocciatura della mozione sugli Ogm presentata dall’opposizione socialista, ma il dossier agricolo rimane confuso. Per Sarkozy sono giorni difficili.