Francia, Sarko cresce dopo il duello tv

"Più convincente": secondo i sondaggi il leader della destra ha vinto la sfida con la candidata socialista. La Royal ora è indietro di sette punti e domenica i francesi voteranno il presidente

Parigi - «La campagna per le presidenziali è come il Tour de France», ripete Nicolas Sarkozy. Quella di mercoledì sera era la tappa decisiva, prima della volata di domenica sui Champs Elysées. Oltre venti milioni di francesi hanno assistito al dibattito televisivo tra i due candidati alla successione di Chirac. Già mercoledì notte gli esperti di comunicazione avevano decretato il successo del leader di centrodestra. Ieri pomeriggio è giunta la conferma più attesa, quella degli elettori. Sì, «Sarko» è in fuga solitaria. Secondo un sondaggio commissionato da Le Figaro e dalla rete Lci, il 53% degli elettori ha apprezzato la sua prestazione; il 31% ritiene invece che sia stata Ségolène a vincere, mentre per il 16% i duellanti si sono equivalsi. Quel sondaggio non è piaciuto al partito socialista, che ne ha messo in dubbio l’affidabilità, denunciando «manovre a tavolino». Sospetti e veleni, come sempre. Ma i dati di Opinionway, un istituto serio, sembrano attendibili e dimostrano anche lo sfondamento al centro di Sarkozy, che ha convinto il 50% degli elettori dell’Udf, mentre il 25% ha preferito la Royal e il restante quarto si asterrà. Una disfatta per Bayrou, che però continua imperterrito ad allontanarsi dal centrodestra: ieri, pur senza esprimersi per la Royal, ha annunciato che al ballottaggio non voterà per Sarkozy.

Povera Ségolène. Mercoledì sera ha mostrato l’altro volto di sé: determinata, aggressiva, persino autoritaria, ma alla fine poco convincente. Il suo attacco sull’accoglienza dei ragazzi handicappati a scuola è piaciuto nei contenuti, ma non nella forma. Quando, con voce stridula e puntando l’indice, ha accusato «di immoralità politica» Sarkozy, ha verosimilmente perso le ultime possibilità di rimonta, perché lui le ha fatto notare, con serenità, «di perdere le staffe con troppa facilità» e questo non è un bene «perché un presidente della Repubblica ha responsabilità molto pesanti». È la frase che uccide, la frase che milioni di elettori volevano ascoltare. Questo è un Paese che, sebbene sia consapevole di non essere più una grande potenza mondiale, continua ad avere una concezione alta, quasi sacra delle Istituzioni. Il capo dello Stato non deve essere simpatico, né troppo alla mano, né troppo sorridente; deve essere serio, responsabile e credibile, come fu De Gaulle e come lo era il socialista Mitterrand. E tra Sarko e Ségo il primo è sembrato decisamente più all’altezza; nel portamento, ma anche per la competenza con cui ha affrontato temi quali la criminalità, l’immigrazione, la crescita economica, le 35 ore. La candidata socialista ha vacillato quando ha annunciato una tassa sui guadagni di borsa senza però indicare l’aliquota. È parsa più persuasiva sull’ecologia, la scuola, la lotta alle disparità sociali. Troppo poco per ribaltare i sondaggi che la danno in ritardo al 46,5% contro il 53,5% al candidato neogollista.

Il duello è proseguito ieri. Sarkozy ha chiuso la campagna elettorale con un grande comizio a Montpellier, in cui ha parlato alla «grande anima di questa nazione». Un discorso dai toni forti in cui ha messo in chiaro «che gli immigrati devono adattarsi agli usi e ai costumi francesi» e ha sfidato gli integralisti islamici: «Non accetterò che un teatro censuri una citazione di Voltaire perché offende un gruppuscolo di fanatici. Saranno loro a cedere, non la Repubblica». Ha ribadito di voler essere il candidato «di tutti i francesi» e non solo di una parte politica. Per Sarko bisogna scegliere il cambiamento, la rottura, la speranza contro l’immobilismo politico, la cultura statalista, la conservazione sociale. Prima di salire sul palco ha provocato la Royal: «La sua aggressività nel dibattito televisivo mi ha meravigliato, ma evidentemente era calcolata».

La risposta non si è fatta attendere: «Ha giocato a far la vittima, mentre in realtà è stato lui a sferrare i colpi più duri - ha dichiarato la candidata socialista -. Mi ha ricordato quei bambini che colpiscono per primi e poi si mettono a piangere per addossare la responsabilità al vicino di banco». Sono le ultime punzecchiature, verosimilmente ininfluenti.

Il numero degli indecisi è molto più basso rispetto al primo turno e l’unica incognita riguarda l’affluenza alle urne, che dopo il record di due settimane fa, dovrebbe diminuire, complice il ponte dell’8 maggio. Ségolène ieri ha fatto tappa nel nord della Francia dove ha ribadito l’intenzione «di lavorare con Bayrou e con i centristi» e si è rallegrata del sostegno del quotidiano Le Monde che, sebbene con molti distinguo, ha invitato i lettori a votare per lei. Oggi terrà un ultimo discorso, mentre il leader neogollista andrà in Savoia e rendere omaggio ai caduti di guerra. Poi un sabato di silenzio. Domenica alle 20 sapremo se la Francia avrà scelto il sorriso della Royal o la franchezza di Sarkozy.