La Francia scarcera l'ex brigatista Petrella

In libertà vigilata per motivi di salute ma non potrà lasciare il Paese. Per lei si sono mobilitati la signora Carla Bruni Sarkozy e i soliti intellettuali di sinistra sostenuti da scrittori nostrani come Erri De Luca

Parigi - La Corte d'appello di Versailles ha deciso, con effetto immediato, la scarcerazione per ragioni di salute dell'ex terrorista italiana Marina Petrella, che risiede in Francia dal 1993. La Petrella, 54 anni, ha fatto parte delle Brigate rosse ed è stata condannata all'ergastolo per l'assassinio di un commissario e per altri reati. Un anno fa, in occasione di un normale controllo di polizia, fu fermata perché il suo nome compariva sulla lista dei pregiudicati italiani di cui Roma chiede l'estradizione alla Francia. Poi il fermo è stato trasformato in arresto, mentre la procedura dell'estradizione ha fatto il suo corso normale. Il 9 giugno il primo ministro François Fillon ha firmato il decreto per l'estradizione, ma gli avvocati della Petrella hanno presentato ricorso al Consiglio di Stato.

Intanto la salute della donna è sensibilmente peggiorata. Secondo la stampa francese l'ex brigatista soffrirebbe di una forma acuta di depressione, peserebbe solo 39 chili e avrebbe manifestato una “volontà suicida”. Recentemente la Petrella è stata trasferita dal carcere al Sainte-Anne, l’ospedale psichiatrico parigino.

La sua liberazione è stata chiesta da alcuni intellettuali parigini, tradizionalmente schierati a favore degli ex terroristi italiani e sostenuti da scrittori nostrani come Erri De Luca. La novità - rispetto ad altri casi analoghi - è consistita dall'atteggiamento della “prima donna di Francia”, Carla Bruni Sarkozy. Prima di partire per le attuali vacanze nella sua lussuosa villa di Cap Nègre, sulla Costa Azzurra, l’ex top model ha esercitato pressioni a favore della Petrella, forse nella speranza di procurare al marito qualche nuova simpatia. Intervistata dal quotidiano di sinistra Libération, la Bruni ha insistito sul fatto che una persona malata non debba rimanere in prigione. Nicolas Sarkozy ha difeso la scelta dell'estradizione, ma ha chiesto a Giorgio Napolitano la grazia a beneficio della Petrella: una cosa in realtà inimmaginabile prima dell'estradizione. La settimana scorsa il Partito socialista francese ha pubblicato un comunicato ufficiale a favore della Petrella. In nessuna di queste prese di posizione c'è stato il minimo accenno di comprensione, compassione e ricordo per le vittime del terrorismo.

Ieri, una volta appresa la decisione della Corte d'appello, la signora Irene Terrel, avvocato di Marina Petrella, ha alluso all'atteggiamento dell'Eliseo dichiarando che «c'è una volontà di pacificazione, che viene dalle più alte autorità dello Stato». Secondo la legale «c'è una nuova speranza» per la Petrella, che potrebbe forse «cominciare una nuova vita». Tuttavia la Procura ha sottolineato le condizioni in cui è stata disposta la fine del regime carcerario per la Petrella: notifica alla polizia dell'eventuale uscita dall'ospedale, in cui continua a trovarsi; domicilio obbligato nella residenza di famiglia ad Argenteuil, nella regione parigina; obbligo di firma in commissariato; divieto assoluto di lasciare il territorio francese. Mentre la difesa della Petrella aveva chiesto la pura e semplice scarcerazione, il procuratore ha sollecitato la decisione che è stata poi effettivamente presa, ossia quella della libertà vigilata. L'iter per l'estradizione continua dunque a fare il proprio corso, in attesa della decisione finale del Consiglio di Stato.