Francia, scontri alla Sorbona, l'università chiusa

La polizia francese contrasta con la forza i collettivi studenteschi e impedisce l'occupazione

da Parigi

La scena è quella della quiete dopo la tempesta. Poliziotti a tutti gli ingressi (sbarrati) della Sorbona e quasi nessun passante sui marciapiedi davanti all'ateneo o sulla piazzetta in cui ci sono i bar di solito frequentati da studenti e professori. Questo era ieri pomeriggio l'aspetto della più celebre università francese, che le autorità accademiche avevano deciso di chiudere in mattinata (fino a lunedì) a seguito dei tafferugli verificatisi tra i gruppi decisi a occupare le aule e le forze di polizia, che hanno l'ordine tassativo di impedirlo. Scontri più o meno violenti si sono verificati anche in altre sedi universitarie, che i «collettivi studenteschi di lotta», animati soprattutto dai simpatizzanti del Partito comunista e dei due partiti trotzkisti e sostenuti dal potente sindacato studentesco filosocialista Unef, tentano in ogni modo di occupare. Invano. Dove l'occupazione sembrava cosa fatta, ossia all' università del capoluogo bretone Rennes, gli agenti sono riusciti a sgomberare i locali senza troppi complimenti.

Così la situazione dell'autunno caldo francese resta - sul fronte studentesco - al tempo stesso confusa e chiarissima. Confusa perché in due terzi degli atenei nazionali l'attività è più o meno perturbata. Chiarissima perché in questo gioco a rimpiattino le posizioni sono sempre le stesse. Ognuno resta fedele alla propria strategia. Ieri sera, al termine di una giornata snervante, la galassia delle organizzazioni studentesche antigovernative ha indetto per martedì prossimo una «giornata nazionale di lotta degli studenti medi e universitari» contro la legge sull'autonomia degli atenei, secondo loro catastrofica perché coinciderebbe con una «privatizzazione dell'istruzione superiore ». Malgrado la loro indiscutibile grinta, i ribelli delle università sono isolati. La loro protesta non è riuscita - diversamente da ciò che era accaduto all'inizio del 2006 contro la legge sul «Contratto di primo impiego » - a mobilitare veramente il mondo della scuola e a provocare una saldatura con i sindacati. Stavolta i sindacati dei ferrovieri e delle aziende del trasporto pubblico hanno attuato un lungo sciopero (conclusosi ufficialmente ieri) contro la riforma pensionistica e non vogliono certo tornare in piazza per affiancare le rivendicazioni studentesche sull'università. Inoltre all'interno stesso del mondo giovanile la protesta non riesce a diventare maggioritaria: resta il patrimonio di gruppi politicizzati. A nome del governo, la ministra dell' Università Valérie Pécresse cerca di mostrarsi pronta al dialogo. Ieri ha promesso agli studenti fuori sede misure di sostegno per pagare l'affitto. I vari scontri sociali dell' autunno caldo stanno volgendo a favore di Sarkozy, che evita però ogni trionfalismo e insiste sulla propria linea: dialogo, dialogo e poi ancora dialogo, ma senza mai cedere sui principi di fondo. Commentando ieri la fine dello sciopero dei ferrovieri, il presidente ha dichiarato che «la ragione» ha avuto la meglio sull'irrazionalità e ha ribadito che la riforma pensionistica verrà effettuata entro breve tempo. «Io ho assunto impegni che verranno mantenuti», ha dichiarato Sarkozy, che ha preso la parola in occasione di un incontro all'Eliseo sulla lotta al «pirataggio » via Internet a scapito dei diritti d'autore musicali. Poi il presidente ha detto: «Io non ho l'intenzione di fermare né di rallentare il movimento della riforma della società francese, così come non ho la minima intenzione di dimenticare le promesse fatte in campagna elettorale».

Tra queste promesse c'è l'aumento del potere d'acquisto delle persone a reddito fisso ed ecco Sarkozy affermare che la settimana prossima (al ritorno dal suo viaggio in Cina, che comincia stasera) farà annunci importanti in tema di prezzi e salari. «C'è angoscia per la situazione sul fronte del potere d'acquisto e io non prendo certo questo problema alla leggera». Parola di Sarkozy.