Francia, lo scontro passa dalla piazza al governo

Dalla prova di forza sul Cpe escono sconfitti il capo dello Stato e il premier Villepin. Il vincitore è il ministro dell’Interno Sarkozy, sempre più lanciato verso l’Eliseo

Alberto Toscano

da Parigi

La protesta contro il Contrat première embauche (Cpe, ossia Contratto di primo impiego) è terminata ieri. Il fronte della protesta, composto da organizzazioni studentesche e sindacali, incassa la retromarcia del presidente della Repubblica Jacques Chirac: nel promulgare la legge su questo nuovo rapporto di lavoro (che dura due anni e che prevede il licenziamento dei giovani senza giusta causa) l'Eliseo ha incredibilmente deciso che quel testo non verrà applicato. Ieri l'ultima giornata di manifestazioni ha visto ancora molta gente nelle strade: 240 cortei in tutta la Francia per un totale di un milione di persone, secondo la polizia, e di tre milioni secondo i sindacati. Una volta di più, l'aritmetica è un'opinione.
È invece sostanzialmente fallita la giornata di scioperi a sostegno della protesta: ben sapendo che ormai la battaglia è finita - col sostanziale ritiro della legge sul Cpe - i francesi hanno lavorato quasi come in un giorno normale. I servizi pubblici parigini - vero termometro della temperatura sociale - hanno funzionato quasi normalmente.
Al termine del corteo svoltosi nel pomeriggio a Parigi (700mila persone secondo i sindacati e 84mila secondo la polizia) ci sono stati incidenti nella zona di Place d'Italie, dove la manifestazione si è sciolta. I soliti teppisti, infiltratisi tra i dimostranti, hanno approfittato della situazione per saccheggiare vetrine e per aggredire le forze dell'ordine.
Da oggi si torna alla normalità, col progressivo sgombero delle università occupate, chiuse o comunque paralizzate: 60 sulle 84 esistenti in Francia. Le vacanze primaverili saranno il colpo di spugna e - al rientro - tutti penseranno agli esami. La «guerra del Cpe» è finita con la sconfitta del primo ministro Dominique de Villepin, che aveva legato il proprio nome a questa riforma (mal concepita e peggio gestita) e che si trova al minimo nei sondaggi: il suo quoziente di popolarità è ridotto al 28 per cento (stando a un'indagine demoscopica pubblicata oggi dal settimanale L'Express, ha perso 14 punti in un mese).
Siccome Villepin - legatissimo a Chirac - è il potenziale avversario del ministro dell'Interno Nicolas Sarkozy nella corsa alla candidatura del centrodestra alle presidenziali dell'anno prossimo, il prezzo della ritirata sarà per lui salatissimo. Sarkozy potrebbe avere già un piede all'Eliseo.
Sarkozy e Villepin fanno parte dello stesso partito: l'Ump (Union pour un Mouvement populaire), di cui il ministro dell'Interno è anche presidente. La situazione nell'Ump è tesissima perché l'ala degli amici di Chirac (e di Villepin) sente di rischiare l'emarginazione. Con un colpo da maestro, Sarkozy è riuscito a far passare un'idea perlomeno singolare per chiudere la partita del Cpe: al posto dell'attuale legge (votata, promulgata e inapplicata) il Parlamento ne discuterà una nuova, che sarà il frutto dei contatti tra i leader dell'Ump e i rappresentanti della protesta.
Così Sarkozy, in quanto presidente del partito, fa la figura dell'uomo del dialogo e del pacificatore. Questa situazione fa inviperire i fedelissimi di Chirac. Lo dimostra una scena riferita da fonti attendibili. Ieri mattina i leader dell'Ump e alcuni ministri si sono trovati insieme per riflettere attorno a una brocca di caffè e a un piatto di croissant. Jean-Louis Debré, legatissimo a Chirac e presidente dell'Assemblea nazionale, ha attaccato con inusitata durezza Sarkozy, urlandogli: «Il generale de Gaulle era contro la partitocrazia e tu ci sguazzi dentro!». Sarkozy lo ha mandato a quel paese con una frase tipo: «Io sono più gollista di te!». Poi la polemica s'è incattivita e un testimone dice che i due hanno rischiato di venire alle mani.
Estrema tensione anche nel pomeriggio all'Assemblea nazionale, dove c'è stata la consueta seduta (teletrasmessa in diretta) di interpellanze e interrogazioni. Stavolta è stata l'opposizione di sinistra a partire all'attacco. Il capogruppo socialista Jean-Marc Ayrault ha preso in giro Villepin, ironizzando sul fatto che ormai il vero capo del governo sembra essere Sarkozy. Ha anche chiesto il ritiro ufficiale della legge sul Cpe. Sarkozy va avanti per la sua strada: l'Ump ha invitato studenti e sindacati a dialogare sulla nuova legge sulla flessibilità del lavoro giovanile (testo probabilmente destinato all'insabbiamento parlamentare). Sarkozy guarda lontano: al 2007 e all'Eliseo.