La Francia si blinda, «chiuse» le frontiere Ue

da Roma

Parigi conferma la chiusura delle sue frontiere: sospensione del trattato di Schengen sulla libera circolazione nella Ue. L’Olanda (dopo un piccolo «giallo» che la portava sulla stessa linea) decide a sua volta di riavviare i controlli almeno nei porti e negli aeroporti. E l’Italia, a sentire Pisanu, si prepara a fare altrettanto ai confini con Austria e Slovenia. La Spagna, per bocca del ministro José Antonio Alonso, si dice pronta ad applicare la sospensiva degli accordi di Schengen come la Francia «se la situazione lo richiedesse». Sono nazionali e non di matrice Ue le novità più importanti del summit a 25 tra ministri degli Interni e della Giustizia svoltosi ieri a Bruxelles per contrastare il terrorismo.
Ci si aspettava qualcosa di più a livello comunitario, vista l’urgenza annunciata. Si chiude invece con la promessa del britannico Clarke a nome di tutti di «voler rendere la vita dura al terrorismo» e con 4 paginette di impegni da assumere, preceduti da una dura condanna per gli attentati di Londra e dalla decisione che nei 25 Paesi della Ue si blocchi ogni attività per due minuti, oggi alle 13.
Il problema è che accanto a decisioni singole su cui qualcuno non era d’accordo - vedi la sospensione di Schengen - sono insorte preoccupazioni su alcuni ostacoli per il superamento dei quali occorre tempo. Una richiesta avanzata al vertice dagli inglesi, verteva ad esempio sulla necessità di «conservare» i dati delle telecomunicazioni (telefonate ed e-mail) in modo da permettere indagini. La Germania e un paio di altri Paesi hanno però avanzato obiezioni, spiegando che ciò comporterebbe una spesa notevole. Di qui la decisione di rinviare a ottobre, quando sarà pronta la direttiva della commissione - messa a punto da Frattini - anche se non si può sottacere che all’Europarlamento c’è una corposa schiera di contrari all’ipotesi in nome della privacy.
Bisognerà aspettare settembre, poi, per lo scambio di informazioni sui crimini terroristici e altri tre mesi (dicembre) perché si concretizzino «il mandato di prova europeo e lo scambio di informazioni tra autorità di polizia». Sempre per settembre, invece, dovrebbe esser pronta la terza direttiva sul riciclaggio (con sanzioni per i Paesi terzi che non si adeguino) in modo da analizzare il finanziamento dei gruppi terroristici. Mentre su una serie di altri terreni - protezione standard per le infrastrutture, introduzione di elementi biometrici per i visti, protezione al traffico aereo e marittimo - occorrerà aspettare qualche mese in più.
L’Europa alla fin fine si muove. Ma lentamente, visto che ognuno sostiene le proprie istanze ma è scettico nell’accogliere quelle degli altri. Il ministro francese degli Interni Sarkozy, ad esempio, ha perorato a lungo la «necessità dell’intolleranza europea» nei confronti degli imam radicali, ipotizzando un «controllo dei luoghi di culto», ma ha dovuto incassare il no britannico. Altri sono perplessi rispetto alla «banca dati europea» su cui insistono Barroso e Frattini. Resta il fatto che - come recita il documento finale - l’Europa «è assolutamente determinata a far sì che i terroristi non abbiano successo» e ritiene gli attentati compiuti a Londra «un affronto ai valori universali su cui è basata la Ue».
Barroso ha garantito che la commissione resta in prima linea, pronta al varo delle misure che verranno ritenute necessarie, perché consapevole «che la minaccia che ha colpito Londra può colpire ancora in qualsiasi momento e in qualsiasi Stato Ue». Il coordinatore della lotta al terrorismo De Vries ha rilevato come già dal dopo Madrid si siano fatti passi avanti. Tutti i ministri presenti hanno promesso impegno e coordinamento. «Non passeranno» ha garantito in chiusura Clarke. Anche se, per dare il via ad azioni concrete, bisognerà attendere la fine del generale estate.