La Francia si ribella a Domenech Blanc e Deschamps sono pronti

Barthez, Zidane, Trezeguet e Thuram: la vecchia guardia contro il ct

Tony Damascelli

Che i francesi amino la rivoluzione non è una novità. Ma che ci sia aria di fronda nel palazzo della nazionale di calcio allora è un altro andare. Dunque Raymond Domenech si ritrova all’angolo, due pareggi contro la Svizzera e la Corea del Sud, la stampa contro, e questo non è un problema importante, ma anche mezza squadra che non lo appoggia, anzi gli ha voltato le spalle. I cognomi? Barthez, Thuram, Zidane e Trezeguet. Bastano? Avanzano anche, considerato il loro censo e l’importanza mediatica, superiore a quella del selezionatore in crisi.
Radio Francia riferisce che addirittura la federazione starebbe pensando di liquidare l’allenatore in corso d’opera, perché il caso Trezeguet, messo da parte, l’affronto a Zidane, sostituito all’ultimo minuto con la Corea, non sono piaciuti a nessuno, nemmeno a quelli che galleggiano tra il no e il sì (i francesi amando il piacere del cibo dicono «ni figue, ni raisin», né fichi né uva, noi che ci riempiamo la panza preferiamo né carne né pesce) dunque gli incerti hanno capito che è finita l’ora dei capricci. Just Fontaine, leggenda del calcio transalpino, ancora oggi cannoniere principe della coppa del mondo con i 13 gol segnati nel 1958, è andato giù pesante: «I giocatori si devono ammutinare, ribellarsi a Domenech. Lui è pericoloso, ne ha fatto ormai una questione di principio, ha in testa una sola cosa e quella vuole fare assolutamente. Solo un ammutinamento può far cambiare la mentalità di Domenech, dando maggiore importanza all’attacco. Fino ai dieci minuti finali lui aveva ragione, per le scelte effettuate, ma la partita è finita in modo diverso e temo che Domenech morirà con le sue idee. L’ultimo impegno contro il Togo sarà tutto tranne che una formalità. I tempi sono infatti cambiati, non ci sono più squadre materasso e soprattutto la Francia non fa più paura a nessuno. E io chiedo a Domenech: perché non manda in campo Trezeguet?».
Domanda facile, senza risposta. Domenech, infatti, sembra orientato contro il Togo a schierare Silvestre al posto di Abidal e Dhorasoo per l’altro squalificato Zidane. La Francia è sua e nessuno ha il diritto di interferire. Ma le voci aumentano, il mondiale è piccolo e i francesi mormorano. Si parla di Deschamps che rilascia un’intervista dietro l’altra sperando di trovare un posto di lavoro a Torino, con la Juventus, ma proprio per questo rischia di restare con il cerino acceso in mano. Tra l’altro Didier Deschamps non rientra tra gli eletti di Michel Platini che è vicepresidente della federazione francese e il cui carisma risulta decisivo nelle scelte di Escalettes, attuale capo del calcio francese.
Domenech è stato scelto dall’ex presidente Simonet che lo preferì ai due candidati autorevoli: Blanc e Tigana. Laurent Blanc torna in circuito, non ha mai allenato, ma un giorno dovrà pur incominciare, come è stato, ad esempio, nel caso di Marco Van Basten. Tigana (sponsorizzato in passato da Platini) si è esposto ultimamente contro il Palazzo, o meglio aveva attaccato Simonet per la scelta di Domenech: «Non mi ha scelto perché sono nero di pelle».
Il caos regna sovrano, la Francia ha comunque qualche possibilità di passare il turno, semmai non sembra esserci un futuro. La squadra è «vecchia», il ritiro di Zidane, il tramonto di Thuram, la crisi di Vieira, la qualità acerba degli enfants non garantisce nulla, anzi sembra portare la squadra che in due anni era riuscita a vincere mondiale ed europeo, a tornare ai livelli antichi, come figura di margine. Domenech si difende parlando degli errori arbitrali (rigore non fischiato nella partita con la Svizzera, gol non visto con la Corea). Ha ragione, ma se la colpa è degli arbitri allora la Francia sta messa peggio.