Francia, studenti sul piede di guerra Domani la prova di forza col governo

Un Paese blindato attende il giorno delle proteste contro la legge sull’impiego

Alberto Toscano

da Parigi

Una Francia blindata attende con ansia il giorno della grande sfida: quello di domani, caratterizzato da una sfilza di scioperi nel pubblico impiego, da manifestazioni come non se ne vedevano da anni e dal blocco di scuole e università. Il Paese si ferma per protestare contro una legge che il primo ministro Dominique de Villepin ha voluto gestire di persona e che difficilmente avrebbe potuto provocare guai peggiori. Quattro francesi su cinque vorrebbero ormai il ritiro o comunque la sostanziale modifica della legge - definitivamente votata dal Parlamento all’inizio di marzo - che ha istituito il Cpe, «Contratto di prima assunzione», ossia un periodo di due anni in cui i giovani possono essere liberamente licenziati. Non si è trattato di una riforma del diritto del lavoro in quanto tale, ma di una sostanziale discriminazione dei giovani con meno di 26 anni, scesi dunque sul sentiero di guerra. Inoltre il dialogo è completamente mancato in tutta la fase in cui la legge è stata scritta, preparata e discussa. Villepin scopre l’idea del dialogo solo adesso che la frittata è fatta. Un errore politico che potrebbe costargli la poltrona di primo ministro e la speranza di entrare l’anno prossimo all’Eliseo (dove potrebbe invece insediarsi l'attuale ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy, molto prudente in questa vicenda).
Sabato Villepin ha ricevuto le organizzazioni studentesche, ma le più importanti hanno declinato il suo invito. Ieri queste ultime si sono riunite in un conclave nazionale in vista della prova di forza di domani e hanno chiesto le dimissioni del governo oltre al ritiro della legge sul Cpe.
Intanto hanno manifestato a Parigi gli studenti che contestano la contestazione e che vogliono riprendere normalmente corsi ed esami. Ironia della sorte, hanno manifestato nella piazza di fronte al municipio, che - essendo accanto alla riva destra della Senna - era chiamata in altri tempi «piazza del greto». Lì si riunivano secoli fa le persone senza occupazione (e disponibili a lavorare) per cui la parola «grève», greto, significa in francese «sciopero», ossia non-lavoro. Ieri gli studenti contrari alla «grève» erano alla vecchia Place de grève e domani la Francia intera sarà in ginocchio per la «grève».
Le principali confederazioni sindacali - che hanno incontrato Villepin venerdì - hanno deciso di scendere in piazza massicciamente, ben sapendo che ormai dalla guerra del Cpe dipenderà l’esito della loro prova di forza col governo: una sfida che include anche la privatizzazione (o non privatizzazione) della società pubblica Gaz de France (Gdf), che Villepin vuole fondere con Suez per sbarrare a Enel la scalata sul capitale di quest’ultima società. In un giorno Villepin rischia di giocarsi tutto. Sabato sera c’è stato all’Eliseo un incontro, coperto da una cortina di riserbo, tra il primo ministro e il presidente della Repubblica Jacques Chirac, che sono finora stati fedelissimi l’uno all'altro. Si è certamente discusso delle mosse da compiere per evitare le dimissioni del governo. Il primo ministro sa benissimo di dover sostanzialmente ritirare la legge sul Cpe, che il presidente della Repubblica non ha ancora promulgato nell’attesa del parere della Corte costituzionale (Conseil constitutionnel), ma spera di trovare un modo per farlo senza rinnegare completamente la propria politica. Esercizio difficile.