In Francia torna il mal d’Africa

Infuriano le polemiche dopo una legge che rivaluta la presenza «oltremare»

da Parigi
Tira aria di rivolta tra gli insegnanti francesi di storia, alcuni dei quali denunciano come «un’oscenità» la legge del 23 febbraio sul riesame della presenza coloniale in Nordafrica. Una legge che comincia con queste parole: «La Nazione esprime la propria riconoscenza alle donne e agli uomini che hanno partecipato all’opera realizzata dalla Francia negli ex dipartimenti francesi di Algeria, in Marocco, in Tunisia e in Indocina». Per molti storici questa è una riabilitazione del colonialismo (pudicamente definito «presenza oltremare»), a maggior ragione perché l’articolo 4 della legge impone una revisione ad hoc dei programmi scolastici. Eccone il testo: «I programmi di ricerca universitaria dedicano alla presenza della storia francese oltremare, in particolare in Nordafrica, il posto che essa merita. I programmi scolastici riconoscono in particolare il ruolo positivo della presenza oltremare della Francia, soprattutto in Nordafrica, e accordano alla storia e ai sacrifici dei combattenti dell’esercito francese, originari di quei territori, il posto eminente a cui essi hanno diritto».
Questa legge è stata caldeggiata da parlamentari provenienti dalle parti della Francia in cui sono più numerosi i membri delle famiglie dei rimpatriati dall’Algeria, a seguito dell’indipendenza ottenuta da questo Paese nel 1962 dopo una lunga prova di forza con la Francia (cominciata nel 1954, ossia nello stesso anno in cui la presenza coloniale di Parigi in Indocina finì tragicamente con la sconfitta di Dien Bien Phu). Perché riaprire una ferita che pareva cicatrizzata? Risposta semplice: perché i discendenti dei «francesi d’Algeria» e degli «harki», ossia degli algerini che lavorarono per l’amministrazione francese (molti dei quali non riuscirono a lasciare il Paese nel 1962 per cui vennero perseguitati e anche massacrati), vogliono una sorta di riabilitazione storica.
Ma come riabilitare loro senza riabilitare il colonialismo? Il vero problema, che gli storici francesi hanno denunciato nei giorni scorsi nel loro annuale convegno di Blois, sta nel tentativo di imporre una modifica dei programmi scolastici in modo da «nobilitare» a posteriori la presenza francese in Algeria. Le decine di migliaia di insegnanti francesi di storia sono sul piede di guerra e giurano che mai e poi mai si adegueranno. Il ministro dell’Educazione nazionale, Gilles de Robien, teme la loro rivolta e fa capire che non gli passa neanche per l’anticamera del cervello di far applicare quella legge a proposito dei programmi scolastici.
Come se queste polemiche non bastassero, ci si è messo anche il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika, che critica Parigi, arriva a paragonare al nazismo alcune azioni repressive francesi in Algeria e vuole scuse ufficiali. Per decenni la Francia (quella di destra come quella socialista, che negli anni Cinquanta votarono insieme gli stanziamenti per il conflitto) ha cercato di ignorare la guerra d’Algeria. François Mitterrand, grande fautore dell’Algeria francese al tempo della guerra, ha fatto di tutto per voltare quella pagina nel lungo periodo (1981-95) in cui è stato all’Eliseo. Ci sarebbe da discutere anche su De Gaulle, andato al potere nel 1958 promettendo che l’Algeria sarebbe rimasta francese, e divenuto alla fine il personaggio chiave della sua indipendenza. Insomma, ce n’è per tutti.