Francia, tremenda vendetta Azzurri più lontani dall'Europa

Gilardino: «Mancato il pari, persa la partita». Semioli: «C’era rigore». Albertini conferma il ct

Franco Ordine

nostro inviato a Parigi

Non offende la lezione ricevuta dalla Francia, pimpante e determinata. Il 3 a 1 del St.Denis ci sta tutto, è una raffica che stordisce e lascia il segno sul volto dell’Italia campione del mondo maltrattata più nel gioco che nel risultato. Offende semmai il modo con cui la Nazionale va incontro alla sconfitta senza ribellarsi, senza opporre il fiero orgoglio, restando in partita appena un minuto e pochi secondi. Sembra l’Italietta di qualche anno prima: è come se fossimo tornati indietro anni luce dopo aver toccato il cielo con un dito, in Germania, due mesi fa, soltanto.
È tutta un’altra storia, d’accordo, ma è una brutta storia se a capo dei primi diciassette minuti, la Nazionale campione del mondo si ritrova sotto di due gol, a Parigi, contro la Francia, dentro uno stadio che comincia a sognare a occhi aperti una storica goleada da riservare a les italiens, gli odiati italiani del calcio. È vero, molto dipende dalla partenza remissiva degli azzurri di bianco vestiti, dal ricorso, timido e impacciato (Grosso), a un angolo di cui non c’è bisogno. Lo sviluppo successivo, dopo appena un minuto e 11 secondi, nemmeno il tempo di scaldare i muscoli e trovare le misure, la posizione, consegna alla Francia il primo sigillo. L’azione, alla mano, macchiata da un fuorigioco bello evidente, parte da Henry, passa da Abidal e Gallas e si conclude con la stoccata di Govou su cui Buffon non è neanche al suo posto, reattivo. Il tormento successivo patito dall’Italia è conseguenza diretta dello schieramento di Donadoni e di una serie di inefficienze: Semioli a destra è una boccia persa, Perrotta a sinistra è un pesciolino fuor d’acqua e nel cuore del centrocampo Ribery trova gli spazi, i dribbling e le giocate per divertire i suoi e mandare in tilt l’organizzazione azzurra. Il secondo sigillo della Francia è una conferma solenne che neanche superman, il portierone del mondiale Buffon, regge: devia come può, sorpreso, una fucilata di Malouda, Henry sulla traiettoria s’avvale della deviazione di Cannavaro per far sapere anche a Wenger, in tribuna, che è tornato quello di sempre. C’è tutto, anche uno sgambetto della sorte.
Tra i due cazzotti al mento subiti, che possono stendere chiunque, anche un toro, solo Zambrotta s’infila in area blu e col sinistro sfiora la traversa lontana a dimostrazione che per reggere il confronto, qui a Parigi, c’è bisogno anche di personalità e di cuore, oltre che di gambe e talento. Cassano sparisce, per esempio, mentre invece Gilardino alla prima palletta utile, su punizione di Pirlo, uno che conosce alla perfezione i suoi movimenti, trova l’angolo scoperto per riaprire i conti della sfida e mettere pressione ai francesi. Passano anche loro un brutto quarto d’ora appena Grosso s’accorge che Govou non lo pedina mai e può avventurarsi su quel binario. Se il neointerista sfonda, e gli succede prima della mezz’ora, Semioli tocca moscio, Coupet devia lesto e Abidal, malandrino, in area, tiene per la maglia lo stesso Semioli. Il rigore non sarebbe uno scandalo ma Fandel, l’arbitro tedesco, non se ne cura: lui e i suoi sbandieratori non sembrano molto ispirati.
Appena Donadoni ridisegna lo schema, nella seconda frazione, con Di Michele che rileva Semioli per predisporsi secondo un inedito 4-3-2-1, la Francia pesca il 3 a 1 che è un gioiellino di Govou, l’uomo della notte francese, capace nell’occasione di prendere il tempo, di testa, nientemeno che a Cannavaro: il francese devia la palla trovando Buffon in ritardo, l’italiano trova la testa dell’attaccante contro cui rimedia un colpo mica male. A quel punto il rischio della figuraccia, prima della sconfitta sonora, pesante, che tutto complica e rovina, deturpa, è evidente. Perché nell’affanno tradito per una improbabile rimonta, si aprono varchi alle spalle di Pirlo che possono esaltare la velocità di Ribery e Malouda. Ma c’è forse di peggio sul piano dell’onore ferito: Gallas scherza Cassano, Henry gioca con Gattuso al gatto col topo, la Francia si diverte e con la sua nazionale anche il pubblico che punteggia ogni tocco con l’olè, se ne contano almeno dieci in un frangente.
L’Italia del pallone ridotta a mal partito non ha nemmeno la forza fisica per ribellarsi al feroce destino. Ci prova Cannavaro, di testa, su un assalto cieco e feroce allestito negli ultimi venti minuti ma l’agile portierino, Coupet, è un gatto dalle sette vite. Vieira e Ribery danno l’idea di non voler inferire: il risultato largo e i cinque punti di vantaggio nel girone di qualificazione sono un bottino sufficiente per questi tempi. Per Donadoni ct e la sua missione si aprono invece inquietanti scenari: nessun rischio di esonero, d’accordo, ma a questo punto la prossima sfida di ottobre, contro l’Ucraina a Roma, può diventare una specie di bivio. Tempi bui per i campioni di Berlino. Buio pesto per il ct. Quella sostituzione sui titoli di coda non ha nessun senso, se non la mossa della disperazione, inutile e inefficace.