Francia: la valanga Sarkozy si abbatte sulle legislative, socialisti in crisi

L’Ump del presidente Sarkozy sfiora il 40 per cento: secondo le proiezioni avrà una larghissima maggioranza all’Assemblea Nazionale. I sostenitori della sinistra disertano le urne, solo tre elettori su cinque si sono recati ai seggi. Fiasco completo per Bayrou, dimezzato il partito di Le Pen: <a href="/a.pic1?ID=185075" target="_blank"><strong>guarda i dati definitivi</strong></a>

Parigi - Il presidente Nicolas Sarkozy disporrà in Parlamento di una solida maggioranza assoluta a lui fedele. Una maggioranza schiacciante, che includerà molto probabilmente i due terzi dei 577 seggi e persino di più. Si parla di 450 seggi. Già ieri 53 deputati della nuova maggioranza (nessuno per l'opposizione socialista) sono stati eletti al primo turno. Domenica i francesi tornano alle urne e i pronostici sono una sorta di marcia trionfale per Sarkozy. Un po' paradossalmente la prova di questo successo viene dagli appelli dei leader delle varie opposizioni, lanciati ieri sera a urne chiuse. «Bisogna evitare che un potere eccessivo sia concentrato nelle mani di un solo uomo», dice il segretario socialista François Hollande. «Esiste un problema di concentrazione del potere», afferma quasi all'unisono il leader centrista François Bayrou, ormai spostatosi a sinistra. Di tono opposto il commento del primo ministro François Fillon, che chiede ai connazionali di ribadire domenica prossima - al secondo turno - il voto di ieri in modo di consentire a Sarkozy e al governo «la prosecuzione della politica delle riforme» volte a modernizzare il Paese. «Da una parte la sinistra gioca la carta della paura e dall'altra il governo punta su una strategia propositiva», dice il politologo Dominique Moisi, del prestigioso Istituto francese per le relazioni internazionali (Ifri).

I dati fondamentali della consultazione svoltasi ieri in Francia sono due e sono strettamente legati tra loro: il crollo della partecipazione alle urne e il netto successo del centrodestra, ossia della coalizione vicina al capo dello Stato. L'astensionismo non è stato un fenomeno politicamente neutro, ma ha contribuito ad amplificare il successo di Sarkozy e dei suoi. La cifra della partecipazione al voto parla da sola: appena il 61 per cento degli aventi diritto ha infilato la scheda nell'urna (contro l'85 per cento dei due turni delle recenti elezioni presidenziali).

Il blocco di centrodestra - composto dal partito di Sarkozy (l'Ump, Union pour un Mouvement populaire) e dai suoi alleati del Nouveau centre, la formazione politica dell'attuale ministro della Difesa Hervé Morin - ha avuto ieri il 45,8 per cento dei voti sul piano nazionale. Sempre per quanto riguarda il centrodestra (ma al di fuori della «maggioranza presidenziale»), i candidati del Mouvement pour la France, il partito dell'euroscettico presidente della Vandea, Philippe de Villiers, hanno avuto l'un per cento, ma sono riusciti a conquistare due deputati già al primo turno. All'estrema destra il Front national di Jean-Marie Le Pen è in piena crisi e non avrà quasi certamente alcun deputato in Parlamento. Non ne aveva neppure durante la scorsa legislatura, ma in cinque anni ha perso la metà dei propri voti e ieri ha rastrellato appena il 5 per cento. L'intervento televisivo di ieri sera da parte di Le Pen è parso come un addio agli elettori, all'età di 78 anni, e come un'investitura per sua figlia Marine.

Il Partito socialista e i suoi alleati più stretti - i radicali e gli euroscettici del Movimento dei cittadini - ha avuto il 28,6 per cento, circostanza che dovrebbe permettergli di arrivare nella prossima legislatura a un centinaio di seggi (contro i 148 conquistati cinque anni fa e i 268 ottenuti nel 1997). Il Partito comunista resta in declino: ha avuto circa il 5 per cento e potrebbe ottenere, grazie al gioco delle alleanze con i socialisti, una decina di deputati. Comunque - per la prima volta nella storia del dopoguerra - non ci sarà un gruppo comunista nella prossima Assemblea (per comporlo occorrono 20 deputati). L'insieme della sinistra «parlamentare», verdi compresi, arriva al 36 per cento, a cui va aggiunto il 3 per cento dei trotzkisti.

C'è infine una grande delusione negli ambienti di François Bayrou, che in vista di queste elezioni ha rifondato il proprio vecchio partito (l'Union pour la Démocratie française) trasformandolo in Movimento democratico. I candidati di quest'ultima formazione hanno avuto appena il 7 per cento e nella prossima assemblea saranno quattro o cinque. Cantano invece vittoria gli esponenti del Nouveau centre, che si sono presentati insieme all'Ump.