La Francia vieta la ghigliottina nella Costituzione

da Parigi

La ghigliottina resta in soffitta. Proprio mentre la magistratura irachena rende definitiva la condanna capitale a Saddam Hussein, il presidente Jacques Chirac conferma le indiscrezioni della stampa francese e fa sapere - attraverso le fonti ufficiose dell'Eliseo - che il prossimo 24 gennaio il consiglio dei ministri varerà un testo di revisione costituzionale per iscrivere il principio del rifiuto della pena di morte nella legge fondamentale dello Stato. In seguito la riforma verrà approvata dai due rami del Parlamento in seduta comune, cosa che non porrà alcun problema visto che tutti i partiti rappresentati all'Assemblea nazionale e al Senato sono contrari alla pena di morte. L'idea di modificare in tal senso la Costituzione è stata formulata da Chirac già nel gennaio scorso. Poi l'Eliseo ha atteso l'opinione di qualificati giuristi, espressisi in quella direzione. Dunque il 2007 transalpino comincerà con una modifica costituzionale consensuale (eccezion fatta per l'estrema destra del Front national, che non è però rappresentata in Parlamento).
La Francia arriva con 60 anni di ritardo alla conclusione scelta dalla Costituzione italiana, che afferma, all'articolo 27, il proprio rifiuto della pena capitale. In realtà la Francia ha espresso assai a lungo il proprio rispetto per la ghigliottina, simbolo della sua rivoluzione e del potere dello Stato. Anche nei momenti di più intenso cambiamento, la pena di morte restò tranquillamente al proprio posto. Nel 1936 il Fronte popolare evitò, ad esempio, non solo di abolire le condanne capitali, ma anche di farle eseguire nelle mura di un penitenziario: la ghigliottina in piazza attirava come uno spettacolo centinaia - e talvolta migliaia - di parigini. L'uomo - François Mitterrand - destinato ad abolire la pena di morte nel 1981 s'era ben guardato dal rinunciare a quello strumento di «giustizia» quand'era al governo negli anni Cinquanta. E l'uomo - Jacques Chirac - che oggi decide di iscrivere nella Costituzione del 1958 (per l'esattezza all'articolo 66) il rifiuto della pena capitale, è lo stesso che - quando nel 1981 fu candidato all'Eliseo per la prima volta - si espresse per il mantenimento della ghigliottina e per la prosecuzione delle attività del boia. Una cosa è certa: la gente cambia.
Chi non ha mai cambiato idea è l'avvocato Robert Badinter, che ha preparato da ministro della Giustizia la legge del 9 ottobre 1981 per l'abolizione della pena capitale (mentre la Costituzione ha continuato a sorvolare sull'argomento). All'indomani dell'approvazione di quel testo, il 62 per cento dei francesi era favorevole alla reintroduzione della pena di morte. Adesso il 52 per cento è contrario a un passo del genere e dunque il presidente Chirac agisce nel senso dei desideri della propria opinione pubblica, che ha tuttavia qualche sussulto pro-ghigliottina tutte le volte in cui avvengono reati particolarmente ripugnanti, soprattutto contro i minori.