Francia, Villepin supera il voto di sfiducia

Ma la mozione contro il governo sancisce la spaccatura della destra

Alberto Toscano

da Parigi

Dai tempi di Pirro destano parecchi sospetti le vittorie come quella ottenuta ieri all'Assemblea nazionale di Parigi dal primo ministro Dominique de Villepin. Certo i numeri sono dalla sua parte: la mozione di censura al governo ha ottenuto il voto di 190 deputati, mente occorrevano 289 suffragi per provocare la crisi politica (in Francia la «sfiducia» diventa effettiva solo se viene votata dalla metà più uno dei membri). Ma, per quanto non ufficiale, la crisi è ben presente. Villepin è stato attaccato con estrema asprezza non solo dalle opposizioni di sinistra (a cominciare dai socialisti, che avevano presentato la mozione contro di lui), ma anche dal leader liberale François Bayrou, ossia da un esponente storico del centrodestra transalpino. Bayrou guida l'Union pour la Démocratie française (Udf), il partito che venne creato nel 1978 per volontà dell'allora presidente della Repubblica Valéry Giscard d'Estaing. Nel 2002 Jacques Chirac ha tentato di realizzare la fusione tra i suoi seguaci e quelli dell'Udf, creando così l'attuale Union pour un Mouvement populaire (Ump), il partito che ha la maggioranza assoluta in Parlamento. Ma Bayrou ha rifiutato la fusione e ha continuato per la propria strada, rimanendo fuori dal governo. Ieri all'Assemblea nazionale si è consumato lo psicodramma della netta rottura del centrodestra: da un lato l'Ump e dall'altro l'Udf. Il discorso di Bayrou contro Villepin (e in realtà contro Chirac) è stato durissimo. Al momento del voto 11 deputati dell'Udf si sono espressi per la sfiducia a Villepin.
Ma per il primo ministro questa non è stata la notizia più brutta. In realtà la vera spaccatura importante è quella che passa all'interno stesso dell'Ump: da un lato i fedeli del tandem Chirac-Villepin e dall'altro la corrente (sempre più forte) del ministro dell'Interno Nicolas Sarkozy, che è anche presidente dell'Ump. Il caso Clearstream, che fa da sfondo al voto di ieri all'emiciclo di Palazzo Borbone si spiega proprio sulla base di questa lotta fratricida: tutto fa credere che nel 2004 Villepin abbia spinto i servizi segreti a incastrare Sarkozy con una storia di presunte tangenti depositate presso la banca lussemburghese Clearstream. L'operazione è fallita e adesso si ritorce contro Villepin. Lo scandalo che ne è derivato ha spinto le opposizioni a votare la censura, ma nel campo dell'Ump la corrente di Sarkozy ha tributato ieri al primo ministro Villepin un appoggio che più freddo non si può. Lo stesso Sarkozy ha evitato di assistere al discorso di Villepin in Parlamento. Nei banchi della maggioranza c'erano molti «vuoti», il cui significato politico è chiarissimo: la tensione resta forte tra le due principali correnti dell'Ump e - appena possibile - Sarkozy troverà il modo di sbarazzarsi del rivale. Ufficialmente Villepin è uscito vincitore dall'aula dell'Assemblea nazionale. In realtà ieri è cominciato per lui il conto alla rovescia.