Francia, Villepin tratta ma la protesta non si placa

Alberto Toscano

da Parigi

Piove, ma la gente passeggia lo stesso di fronte alle vetrine di boulevard Saint Michel. Vetrine e sbarramenti di ferro alti un paio di metri, che lì accanto proteggono la Sorbona. Lo scenario è surreale perché i passanti e i turisti si fermano a fotografare quelle imponenti misure di sicurezza, che blindano da due settimane la più celebre università francese e che sono state ulteriormente rafforzate negli ultimi giorni. Nessuno può avvicinarsi allo storico palazzo. Inutile esibire ai poliziotti la tessera stampa: «Circulez, il n'y a rien a voir!» («Via da qui, non c’è nulla da vedere!») è la frase che i cronisti si sentono ripetere in tono poco cortese. I poliziotti hanno i nervi a fior di pelle perché da tre settimane fronteggiano incidenti sempre più gravi, animati da gruppi di teppisti che non hanno nulla a che vedere con le università e che colpiscono al termine dei cortei studenteschi a favore del ritiro della legge sul «Contratto di prima assunzione» (Cpe). Dietro gli sbarramenti metallici disposti dalla polizia ci sono idranti e bulldozer, pronti a entrare in azione. Le reti protettive sono rinforzate da una complessa architettura di tubi piantati nel terreno: difficilissimo spazzarli via a furor di popolo. Questo è lo scenario che offre in questo momento il cuore del Quartiere latino.
L’altroieri il primo ministro Dominique de Villepin ha incontrato le confederazioni sindacali, chiedendo loro un dialogo sul Cpe, che rende possibili i licenziamenti senza giusta causa per i giovani di meno di 26 anni assunti in base al nuovo contratto. Dal segretario della confederazione sindacale filocomunista Cgt, Bernard Thibault, è giunta una risposta chiara e negativa: «Villepin - ha detto - cerca solo di guardagnare tempo». I sindacati dicono: «Se il governo voleva il dialogo, doveva pensarci prima di far votare la legge dal Parlamento. Adesso tocca al governo mostrare la propria buona volontà, accettando di ritirare la legge e di ricominciare tutto daccapo». Villepin non accetta l’ultimatum sindacale e insiste - lo ha fatto ancora ieri mattina - nel dire: «Spero di rispondere alle principali preoccupazioni dei giovani riguardo al Cpe, ossia la sua durata biennale e le condizioni per la rescissione dei contratti». Un modo come un altro per far capire che c’è un margine di trattativa. Ma per i suoi interlocutori è ancora troppo poco.
Ieri Villepin aveva invitato una delegazione delle principali organizzazioni studentesche, che sono andate a palazzo Matignon, sede del governo, solo per consegnare una lettera che sostanzialmente ripete l’ultimatum: nessuna trattativa senza il ritiro del Cpe. Poi sono andati via senza partecipare alla riunione che ha visto il premier parlare con studenti che pesano ben poco nell’attuale movimento di protesta. Un movimento che dopodomani arriverà al dunque. Studenti e sindacati hanno convocato insieme una giornata nazionale di protesta. Thibaut ha detto ieri che questa sarà la vera resa dei conti e ha lanciato un appello alla massima mobilitazione possibile. La Francia sarà semiparalizzata e anche il trasporto aereo è a rischio. Sono previste dimostrazioni fiume nelle principali città - a Parigi sfileranno centinaia di migliaia di persone - e si temono gravi icidenti. I teppisti, che in molti casi giungono dalle periferie, vogliono solo una cosa: sfasciare tutto. Compresa - se ci riescono - la testa di qualche poliziotto.