Francia, vince Aubry Ségolène affondata

La direzione del partito conferma il successo della candidata
dell’apparato. Il segretario uscente Hollande si oppone a tutte le
richieste della Royal. <strong><a href="t/a.pic1?ID=309031">Quel look da reginetta non affascina più</a></strong>

Parigi - Martine Aubry ha vinto la «guerra delle due rose» per il controllo del Partito socialista francese, ma questa formazione politica esce letteralmente a pezzi da una prova di forza che dura da mesi e che in realtà non è ancora conclusa. La commissione elettorale ha emesso ieri sera il verdetto relativo all’elezione a suffragio diretto del nuovo segretario da parte dei circa 140mila iscritti, che si sono recati venerdì nelle sezioni di tutta la Francia. Il primo risultato, che aveva dato luogo a una valanga di contestazioni, aveva visto la vittoria di Martine Aubry, la candidata dell’apparato del partito, contro Ségolène Royal, presentatasi sulla base di un programma d’apertura e di modernizzazione, per soli 42 voti. Poi, a seguito della correzione di alcuni risultati della Lorena, questo margine era sceso a 18 voti. Ieri la commissione elettorale ha stabilito che Aubry, 58 anni, ha vinto con un margine di vantaggio di 102 voti sulla rivale.
Il «clan Royal», come sono soprannominati i principali collaboratori di Ségolène, ha chiesto per l’ennesima volta la ripetizione del ballottaggio, visto che sono state riscontrate irregolarità, anche molto gravi, in varie parti del Paese. Un po’ ovunque l’apparato socialista si è mobilitato per sbarrare la strada a Ségolène Royal, 55 anni, che si presentava come candidata del rinnovamento. Il più deciso a cercare di «uccidere» politicamente Ségolène è stato proprio il segretario uscente François Hollande, suo compagno per una ventina d’anni e padre dei suoi quattro figli. Adesso sembra che questi non abbiano più voglia d’incontrare il loro papà, accusandolo di aver provocato la sconfitta della mamma. Malgrado tutto, la partita potrebbe riaprirsi in qualunque momento.
Ieri sera il Consiglio nazionale, ossia il «parlamentino interno» del Partito socialista, si è riunito a Parigi per proclamare ufficialmente i risultati. Martine Aubry si è vista così consegnare una formazione politica in piena crisi. Certo lei e gli altri «elefanti», come sono chiamati in Francia gli esponenti socialisti storici, possono contare sui due terzi dei voti in Consiglio nazionale, ma gestire un partito in pezzi, con le elezioni europee alle porte, non sarà una sfida facile.
Alcuni collaboratori della Royal continuano a lasciare intendere che le decisioni ufficiali potrebbero essere contestate in sede giudiziaria. Tuttavia questa strada non sarà semplice da percorrere.
In pratica Ségolène, pur contestando quello che considera un verdetto-truffa, chinerà probabilmente la testa, per poi cogliere ogni occasione per creare problemi alla rivale. Come dire che la principale formazione politica dell’opposizione transalpina si avvia verso una nuova fase di profonda instabilità interna. Nel suo discorso di accettazione della nomina, la Aubry ha fatto capire quella che sarà la sua linea politica: opposizione durissima contro il centrodestra oggi al potere e in particolare contro il presidente Nicolas Sarkozy. La Aubry non vede praticamente alcuna possibilità di dialogo con l’Eliseo e si prepara a fare barricate, nella speranza di unire così le sinistre. Figlia di Jacques Delors, Martine Aubry gode di sostegni importanti nella vecchia burocrazia socialista. Tra coloro che l’hanno attivamente appoggiata ci sono ben quattro ex primi ministri: Pierre Mauroy, Laurent Fabius, Michel Rocard e Lionel Jospin.
Dalla parte della Aubry ci sono anche gli uomini dell’attuale direttore generale del Fondo monetario internazionale (Fmi), il socialista francese Dominique Strauss-Kahn, che terminerà il proprio mandato a Washington nel 2012, in coincidenza con le prossime elezioni presidenziali francesi. Proprio quello è il traguardo a cui tutti guardano: la battaglia in casa socialista per scegliere il candidato presidenziale.
Ieri Ségolène Royal ha lasciato cadere l’appello all’unità lanciatole dalla Aubry. Tra qualche anno proprio la Royal potrebbe presentarsi da sola, senza chiedere il permesso all’apparato del suo partito, alle elezioni presidenziali e al primo turno di quella consultazione potrebbe avere ben più voti della Aubry, di Strauss-Kahn o di qualsiasi altro candidato ufficiale dell’apparato.