La Francia di Zizou boccia Trezegol e lancia Franckenstein

Detenuti che rifiutano l’estradizione, suicidio per una scommessa persa: la kermesse iridata fa perdere la testa

Jacopo Casoni

Ogni quattro estati, per un mese, si parla solo di lui. Il mondiale di calcio è così, catalizza l’attenzione, stritola ogni altra priorità. La febbre per il pallone è di quelle che stordisce e lo sterminato popolo degli «ammalati», in occasione del torneo più importante, smarrisce il senno: è pronto a tutto pur di non perdersi un minuto del grande spettacolo.
Ed è così che, sfogliando le pagine del quotidiano israeliano Yediot Ahronot, si può leggere di tre detenuti in terra svedese che rifiutano l’estradizione in patria per poter assistere alle dirette delle gare del mondiale. A parte l’ovvio stupore del console israeliano, chi avrebbe rinunciato all’opportunità di seguire le gesta dei campioni della pedata da un televisore piazzato in un «lussuoso» trilocale penitenziario? In realtà, l’appartamento ospiterà i tre soltanto nei week-end, ma, durante la settimana, sarà loro garantita la visione di ogni gara mondiale.
A Cipro, invece, sono stati i detenuti del carcere di Nicosia a sollevare il problema del «sacrosanto diritto» di vedere le partite in tv. La soluzione qui è la più logica: un apparecchio aggiuntivo installato nell’ala che ne era sprovvista e il permesso di utilizzare l’elettricità fino alle 23, l’ora in cui la giornata mondiale fa calare il sipario.
La febbre, però, non colpisce i soli carcerati. I giornalisti iraniani, ad esempio, si sono lasciati contagiare senza opporre troppa resistenza. La reazione alla sconfitta della nazionale contro il Messico è stata, a dir poco, esagerata. «Il grande errore», ha titolato il Teheran Times, riferendosi alla papera del portiere e alla distrazione difensiva che hanno consentito agli avversari di segnare il 2-1. Ma le critiche si fanno meno velate e civili quando l’obiettivo diventa il tecnico Branko Ivankovic. «Codardo», questo l’epiteto più delicato riservato al ct croato; ma anche un eloquente «Branko decapita i leoni iraniani», gridato in prima pagina da Etemad. A dire il vero, più che con l’allenatore e i giocatori, a Teheran farebbero meglio a prendersela con l’assoluta mancanza di scaramanzia del regime di Ahmadinejad. Infatti, erano già state programmate le celebrazioni di piazza in caso di vittoria o pareggio di Ali Daei e compagni, in barba a ogni logico e opportuno scongiuro.
Da ultimo, è da segnalare un episodio drammatico accaduto in Ecuador. Un tifoso della nazionale sudamericana ha scommesso 500 dollari sulla sconfitta della propria squadra nel match d’esordio contro la Polonia e, dopo aver appreso del 2-0 finale a favore dell’Ecuador, si è tolto la vita. Questa è un’altra febbre, quella per il gioco, ma anche il mondo delle scommesse, in questo mese del tutto particolare, gravita attorno al calcio e al suo «stordente» mondiale.