Franco Cordero, il grande inquisitore che toglie l’anima a Silvio

Dopo aver paragonato Berlusconi a Hitler, nel suo nuovo libro
il giurista di "Repubblica" fa l’ultimo passo: "È privo di psiche"

Eretico mancato, santo abusivo, profeta inascoltato, e soprattutto implacabile tribuno, Franco Cordero, proprio come il suo amato Savonarola, nel suo lungo percorso demagogico è passato dal chiostro al pulpito per finire sulla forca, ma nel ruolo del boia. Passato dai chiostri dell’Università Cattolica al pulpito di Repubblica, il «Signor C.» ha da anni indossato la toga dell’Inquisitore, esercitando con un rigore domenicano le arroventate tenaglie dell’antiberlusconismo contro l’Egoarca di Arcore e il suo popolo «credulo, obbediente, adorante». Giurista fine e fazioso; luminare del diritto e autore di un celebre quanto impervio manuale di procedura penale la cui lettura, se resa obbligatoria agli studenti prima dell’iscrizione, diminuirebbe di molto l’affollamento della facoltà di Giurisprudenza; scrittore dalla prosa fanfaluchesca e allucinatoria che ha finora prodotto otto dimenticabili romanzi; paroliere di fiducia di Nanni Moretti; oltre che incontrollato e monomaniaco antiberlusconiano che ha attribuito in punta di diritto al nostro presidente del Consiglio i mali presenti, passati e futuri del Paese, soprattutto quelli inesistenti, Franco Cordero aveva sino a oggi rubricato il Cavaliere sotto numerose categorie: «plutocrate populista», «affarista ignorante», «criminofilo», «gangster», «Joker delle televisioni commerciali», «nuovo Mussolini», «epigono di Jospeh Goebbels», «Hitler in potenza», et alia. Insomma, Berlusconi come un mefistofelico tiranno senza scrupoli, disumano ma - tutto sommato - ancora «uomo». Ora, superando a sinistra il collega giurista Antonio Di Pietro, Franco Cordero da Montenero compie l’ultimo definitivo passo: nel nuovo pamphlet, Il brodo delle undici. L’Italia nel nodo scorsoio in uscita oggi da Bollati Boringhieri, gli nega persino l’anima. E lo fa azzardando un esilarante parallelo tra il tribuno romano Cola di Rienzo e il tribuno televisivo Silvio Berlusconi: «C’è del simile nei due Cavalieri quando elaborano messinscene recitando se stessi, mossi dall’Io gonfio, abili comunicatori, maghi del plagio». Dopo averne infangato il nome e martoriato il corpo, è venuto il momento di spogliare il Nemico anche di vita, psiche e ànemos. Afflitto da malinconie filoresistenziali e affetto da antiberlusconismo ossessivo, Cordero con la consueta lucida prosa scrive: «L’attuale incantatore non ha mondo psichico: ammesso che esista un’anima, misteriosamente combinata alla macchina corporea, l’Ingegnere cosmico s’è dimenticato d’infondergliela». Aggiungendo che il Cavaliere non ha coscienza, è «felicemente privo della psiche», non conosce i sentimenti definibili vergogna e colpa, manca dell’anima intellettiva. «Insomma, è una macchina: accumula soldi, istupidisce l’audience, divora i concorrenti, tresca imbrogli, falsifica i conti». Cosa vuoi di più dalla vita? Un Caimano. Narra la leggenda del Grande Inquisitore che Franco Cordero, prima di dedicarsi esclusivamente all’insegnamento, esercitò la professione di avvocato per un breve periodo, abbandonandola presto perché caratterialmente alieno da dubbi, e più portato ai giudizi. Definitivi. Preferendo ai tribunali della Repubblica, quello di Repubblica, sulle cui pagine, a proposito del Lodo Alfano, ha recentemente scritto con quel senso della misura che è proprio di ogni giurista: «Concedere a Berlusconi l’immunità significa ungerlo monarca assoluto, in figure reminiscenti della scala hitleriana 1933-34. Mancano solo la legge dei pieni poteri e il cumulo cancellierato-presidente della repubblica fusi nel nome mistico “Führer”». Che un filosofo del diritto ritenga di essere credibile nel sostenere un simile paragone, è un po’ come se un non-credente pretendesse di insegnare all’Università Cattolica. Può succedere che ti mettano cortesemente al portone. A proposito di dotti parallelismi. Nel nuovo libro, affiancando Silvio Berlusconi - «tecnocrate d’una mai vista regressione intellettuale, politica, morale, estetica» - a Cola di Rienzo - «estremo tribuno di mirabolante ascesa e fine miserevole» - il professor Cordero legge le vicende dell’oggi intrecciandole a quelle di ieri, concludendo così: «Il notaio romanista aveva un pericoloso daffare con i mercenari, esosi e infidi. “Dominus Berlusco” assolda quante barbute vuole: fischia e corrono; comanda un apparato letale dell’omicidio bianco e l’adopera; i suoi giornali rodono teschi, affinché ognuno sappia d’essere vulnerabile dai sicari». Al cospetto i consueti editoriali su Repubblica appaiono un inno alla moderazione. E lo chiamano un grande erudito. Professore emerito di Procedura penale alla Sapienza di Roma e tra i più insigni giuristi italiani, Franco Cordero nel più famoso dei suoi manuali ha scritto: «La mistica dei valori assoluti genera inquisizione, una macchina stupidamente persecutrice». Una lezione che davanti al giudizio «assoluto» di negare l’anima al proprio nemico, il professore - pur dall’alto dei suoi 82 emeriti anni - dovrebbe tenere umilmente presente. Se avesse un’anima.