Franzi (Rva): «La consulenza del rischio elemento chiave»

Oltre il 10% delle imprese italiane non possiede un’assicurazione contro i danni a copertura delle proprie attività. E anche per le aziende più previdenti la crisi può portare a uno scadimento delle garanzie nel tentativo di ridurre i costi. Il grido d’allarme lanciato dai broker è di una deriva in senso opposto all’auspicato miglioramento delle forme di protezione delle imprese, con rischi che possono diventare insostenibili per aziende non sufficientemente patrimonializzate.
«Razionalizzare - dice Luca Franzi, consigliere delegato di Rva, società di brokering e consulenza assicurativa - è la parola d’ordine in un periodo di recessione come l’attuale. Ma è un’operazione che, per avere effetto sui costi, deve guardare ai rischi. Infatti, chi trasferisce all’assicuratore i propri problemi di struttura di certo non razionalizza, perché di norma si tratta di sinistri di frequenza che fanno inevitabilmente lievitare i premi successivi». Ecco allora la necessità di incidere sul proprio modello organizzativo e, una volta identificati i rischi e compreso come limitare i pericoli (dagli infortuni sul lavoro ai danni patrimoniali) con opportuni cambiamenti nei processi aziendali e con idonee strategie di mitigazione, di separare i rischi controllabili da quelli che vanno invece assicurati. Peraltro, i confini della legge 231 sulle responsabilità sociali sono via via più estesi e i pericoli connessi agli illeciti non sempre sono assicurabili. «Oggi il mercato assicurativo - sottolinea Franzi - delimita i rischi che vuole assumere con la proposta di programmi standardizzati, mentre l’imprenditore ne definisce il prezzo mettendo in competizione le varie compagnie. È questo rovesciamento l’errore di fondo. Anche perché chi è ben assicurato garantisce di fatto la stabilità del bilancio aziendale. Ecco che la consulenza del rischio rappresenta un elemento chiave». Così da adottare innanzitutto modelli gestionali appropriati. «E, come per la legge 231 che individua vari reati, dalla truffa allo Stato alla formazione fittizia del capitale, anche un codice etico. A questo aggiungiamo poi la formazione dei dipendenti per renderli consapevoli dei ruoli di responsabilità e dei rischi che corrono a livello individuale». Di solito l’imprenditore sceglie l’assicurazione in ragione dell'esperienza pregressa, sulla cui base valuta il rapporto tra costi e benefici. «Bisogna invece guardare avanti - afferma Franzi - sia perché ci stiamo americanizzando (si pensi alla class action), sia perché le lungaggini giudiziarie possono rendere i massimali che oggi paiono adeguati sufficienti per le sole spese legali».
Va detto che l’approccio consulenziale a tutto tondo integrato al brokeraggio fa breccia nelle aziende. «Lo dimostrano i nostri risultati: l’intermediato, pur in un periodo difficile come il 2008, è aumentato del 30% a 420 milioni di euro e il piano di espansione conta su interessanti settori di sbocco, dal finance al comparto delle energie alternative e all’It».