La Franzoni: "Quando rivedrò i miei bimbi?"

&quot;Tesa e scoraggiata&quot;: così appare la Franzoni in carcere dopo l'arresto. Potrà incontrare i suoi figli sei volte al mese. I bimbi: <strong><a href="/a.pic1?ID=263545" target="_blank">&quot;Mamma dove vai?&quot;</a></strong>. La Procura chiede l'indulto: <strong><a href="/a.pic1?ID=263541" target="_blank">sconto di pena di tre anni</a></strong>

Bologna - Il passo lento. Lo sguardo basso. Qualche rara parola con l'agente che l'accompagna. È questa l'istantanea catturata da un avvocato a tu per tu, casualmente, con la prigioniera più famosa d'Italia. Annamaria Franzoni, al primo giorno nel carcere bolognese della Dozza, è almeno esteriormente la donna che ha calamitato e diviso gli italiani: curata nell'aspetto, i capelli in ordine, le scarpe basse, i jeans e la maglia scura a comporre un quadro dignitoso, perfino con un briciolo di charme come ai tempi delle interviste televisive, quando le lacrime e le parole si alternavano e si sovrapponevano.

Ma questa è solo la cornice: la signora Lorenzi è una donna disperata: la sentenza della Cassazione le ha tolto la libertà e i figli, in pratica tutto. «È sbigottita», spiega un penalista che la incrocia nel cortile del penitenziario.

Ora la vita sta tutta in un fazzoletto di abitudini. Si riparte da una cella singola, spaziosa, al primo piano. Si ricomincia misurando, dopo lo sballottamento e le emozioni forti della notte precedente, la solitudine che lentamente entra dentro. E avvolge pensieri e sensazioni. Le prime ore, almeno quelle, passano in fretta. Il colloquio con il medico, quello con il vicedirettore della struttura, il tempo per cercare di capire che cosa è successo. E per far capire agli operatori che cercano le spie del disagio e vogliono scongiurare crisi depressive e propositi di morte. Annamaria Franzoni piangeva quando raccontava ai giornalisti la sua precedente vita, quasi da Mulino Bianco, nella villetta di Montroz. Ora c'è quella coltre di spaesamento, quasi di incredulità per quel che le è capitato, a filtrare, almeno un po', l'impatto con la realtà. Ma sotto quello strato superficiale c'è l'ansia, la paura di aver perso anche gli altri due figli, Davide e Gioele, e di essere considerata un'assassina. «Io sono due volte vittima - ripeteva nelle interviste – mi hanno ucciso un figlio e pensano che sia stata io ad ammazzarlo». Oggi quella condizione è pienamente realizzata: «La Franzoni è preoccupata per i figli», spiega Paolo Nanni, consigliere regionale dell'Italia dei Valori, entrato alla Dozza nel pomeriggio con la collega del Pd Gabriella Ercolini.
Nanni non incontra la detenuta, ma raccoglie il punto di vista del personale. Alla Dozza hanno preso le loro precauzioni: Annamaria Franzoni è controllata a vista. A tutti la donna appare tesa e anche un po' scoraggiata per le enormi difficoltà che d'ora in poi troverà per vivere il suo ruolo di madre. «Sta bene – aggiunge Nanni - ma è in ansia per i suoi figli». «Quante volte potrò vederli?», chiede lei. «Sei volte al mese», le rispondono rassicuranti.

Impressioni fugaci. I primi contatti in quell'ambiente così difficile. Altri consiglieri regionali vorrebbero entrare alla Dozza, ma la direzione li sconsiglia: gli equilibri della sezione femminile sono in bilico, il reato attribuito alla mamma, l'omicidio, appartiene al piccolo catalogo dei crimini che suscitano la riprovazione dei detenuti. Meglio non aumentare la tensione già alta o urtare suscettibilità: non tutte al femminile hanno accolto bene l’ingombrante ospite.

La prima giornata se ne va così, fra gesti banali e sofferenze che nessun educatore può colmare. Fuori, sulla strada, c'è un cartello che interpreta gli umori di uno spicchio di opinione pubblica: «Dipingetevi la faccia di un rosso vergogna. Liberate una mamma innocente». A fianco, alcuni palloncini colorati. Dentro, la routine inesorabile del sistema penitenziario. A rompere quel clima le incursioni dei politici e la visita di Mario Lorenzi, il suocero di Annamaria. Entra poco dopo le 13, porta con sé un borsone con i vestiti: lo consegna agli agenti, si trattiene una mezz'ora, poi se ne va. Senza aprire bocca. A vedere la Franzoni sono alcuni avvocati, giunti nel cortile all'interno del carcere per incontrare alcuni detenuti. E a tutti la mamma di Cogne fa la stessa impressione: «Pare quasi che quello che sta accadendo non accada a lei», riassume Emilio Paolo Rogari. Annamaria Franzoni a tratti è assente. E quella lontananza le permette di essere ancora vicina ai suoi figli.