«La frase incriminata è da interpretare»

«L’affermazione di Gunter Verheugen, a mio giudizio personale, è da interpretare: tutti i gruppi automobilistici, infatti, hanno problemi di liquidità e di indebitamento. La situazione è davanti agli occhi di tutti: il governo francese ha erogato prestiti per 6,6 miliardi di euro ai costruttori del Paese; Fiat, da parte sua, continua a ricorrere massicciamente alla cassa integrazione; mentre Opel ha bussato alle porte dello Stato tedesco chiedendo 3,3 miliardi. Come mercato, invece, attualmente ci si trova, in Europa, sotto di 1,4 milioni di vetture vendute rispetto al 2008. È un momento di difficoltà comune a tutti, inclusa Fiat. È così che, a parere mio, dev’essere interpretata l’affermazione del commissario Verheugen».
A intervenire sull’uscita del rappresentate di Bruxelles all’Industria e a commentare la possibilità che Opel, ramo europeo di General Motors, e Fiat tornino a collaborare (assieme a Chrysler) in un ipotetico mega-gruppo da oltre 6 milioni di veicoli, è Massimo Berni, direttore esecutivo di Gm per il Sudeuropa (mercato che vale più mezzo milione di vetture l’anno).
«Ho la massima simpatia nei confronti di Fiat - aggiunge Berni - ma bisogna essere realisti: le case, in questo momento, sono alla ricerca di come ottimizzare sinergie allo scopo di abbattere i costi».
La strategia di Fiat, comunque, va nella direzione di puntare su scambi di know-how senza sborsare un euro...
«Non è facile... Comunque, non conosco i dettagli delle trattative».
Che si dice, in proposito, in Gm Europa?
«Opel sta valutando una serie di opzioni di partecipazione da parte di investitori industriali o finanziari. Se di quest’ultima categoria, il gruppo interessato dovrebbe entrare con quote e immettere liquidità in Opel; nel caso fosse un partner del settore, oltre a fare altrettanto, dovrebbe aggiungere le sinergie industriali possibili».
Chi l’avrebbe mai detto che Fiat e Opel, separate da qualche anno, dopo il divorzio di Torino con Gm, potrebbero tornare a lavorare insieme...
«Tutti conoscono la vicenda che ha portato allo scioglimento delle partecipazioni incrociate. Devo però dire, sempre a livello personale, che la partnership tra Opel e Fiat è stata positiva, avendo dato come risultati lo scambio di tecnologie, motori e piattaforme. Una fase, direi, che ha portato benefici a Fiat, Gm e Opel».
E se la trattativa con Torino andasse in porto?
«In un ciclo di difficoltà generale, ci può stare che si sia tornati a parlare di una possibile alleanza. Ma devo fare una precisazione».
Prego...
«Opel non è una piccola industria, ma un marchio da 2 milioni di unità l’anno, che nel primo trimestre 2009 ha immatricolato 400mila vetture. I prodotti importanti non mancano: Insignia ha vinto il titolo di “Auto dell’anno”. Opel ha spesso avuto il ruolo di leader in segmenti del mercato Ue. C’è da considerare un equilibrio tra Opel e Fiat. Gm in Europa è un gruppo importante, che si trova davanti a Fiat, Renault, Toyota e altri; e Opel è uno dei marchi leader nel Continente. Parlare di acquisizione è a mio parere, improprio. Meglio dire partnership».
Sovrapposizione di prodotti, nel caso di Fiat, significa anche economie di scala importanti?«Potrebbe valere anche con altri partner industriali, che magari offrirebbero meno sovrapposizioni».
Per esempio?
«Non glielo dico».
PBon