«Le frasi che mi attribuiscono non sono mie»

I soldi di Fiorani sarebbero una donazione per un’associazione cristiana alla quale la famiglia Fazio è devota

Gianluigi Nuzzi

da Milano

«Le intercettazioni telefoniche? Non mi ritrovo nelle parole che mi attribuiscono. Non so se si tratta di registrazioni interpretate nel modo giusto. Di sicuro certe frasi non le ho dette e non mi ci ritrovo». Stefano Ricucci si difende dalla dinette dello yacht preso a nolo per l’estate, ormeggiato a Cala di Volpe. Da quando l’inchiesta Antoveneta si abbatte come un tornado, l’immobiliarista sospeso dalle cariche sociali per due mesi ha scelto una linea defilata. E ora accetta questa intervista a Il Giornale.
Allora, queste intercettazioni sono montate?
«Guardi, dico solo che non sono termini che io uso. Non so cosa sia accaduto ma in molte di quelle conversazioni non mi ritrovo. Non intendo polemizzare con la magistratura, che rispetto, dico che le intercettazioni telefoniche sono sempre pericolose da interpretare. Magari c’è stata qualche interferenza. Esempio: attribuiscono a “Stefano” delle conversazione su Bnl e Unipol. Non sono io».
Dalle intercettazioni emerge che lei era critico sul concerto. Si ricorda, «Non famo i furbetti del quartierino».
«Questa ormai è preistoria... Eppoi non commento i verbali che ha dato la magistratura in quanto devono essere ancora verificati. Il magistrato è al di sopra delle parti e i miei avvocati devono ancora incontrare i Pm in contraddittorio».
Non si è sorpreso nel leggere certe conversazioni di Fiorani, di Gnutti e di Fazio?
«Non sono sorpreso di nulla. Penso che nessuno di noi abbia fatto qualcosa di male o di illegale, insomma sono serenissimo. Per quanto è a mia conoscenza, ritengo che il dottor Gnutti e il dottor Fiorani si siano comportati seguendo la legge. Sarà ora il mio difensore Corso Bovio a far accertare alla magistratura quanto accaduto. Eppoi siamo di fronte a un caso pressoché unico, tant’è che non c’è nemmeno giurisprudenza in merito».
Che rapporti ha con Antonio Fazio?
«Certo, conosco il governatore. C’è un rapporto di cordialità, tutti ad esempio sanno che sono andato all’assemblea annuale lo scorso 31 maggio».
Siete amici?
«Ci sono stati solo incontri ufficiali, visto il ruolo istituzionale ricoperto dal governatore».
E l’acquisto titoli Antonveneta tramite la società off shore Garlsson con un fido di 100 milioni della Lodi? Anche qui montature giornalistiche?
«La Garlsson Real Estate è stata costituita da Magiste su mio incarico per finanziare un complesso di 300 villette a Caorle. Ma mancavano le autorizzazioni urbanistiche. A questo punto, visto che avevo già chiesto e ottenuto una linea di credito promiscuo dalla Popolare italiana di 100 milioni di euro, attraverso Bipielle Suisse bank, e avendo già investito cash 54 milioni, ho chiesto alla Lodi di trasferire questa linea di credito in Bipielle Suisse per investimenti mobiliari. E così abbiamo acquistato 5,1 milioni di azioni a 21,50 euro ciascuna, spendendo 110 milioni di euro».
Ma la partita Antonveneta è chiusa o persa?
«Chiusa, persa? Mica è successo nulla. Perché mai chiusa? I titoli sono sempre i nostri. Le azioni sono sempre lì, nostre. Sì, certo sono congelate ma la partecipazione del 4,66% rimane nel nostro portafoglio. Ora passerò il mese in vacanza, come tutti, poi a settembre tornerò alla vita normale. Affronterò la vicenda con i miei legali per dimostrare la mia trasparenza e lealtà. E ad ottobre tornerò alla guida delle mie aziende. Infatti ho subito recepito le direttive del gip Clementina Forleo: dal 2 agosto la mia struttura è guidata dal management».
E la quota in Antonveneta?
«Io ho il 4,66 per cento nella banca, che corrisponde a circa 14 milioni e 384mila azioni. Quando i titoli verranno sbloccati deciderò se venderli, ovviamente al miglior offerente. Che poi... Se gli olandesi ci avessero offerto 28,5 euro cash ad azione le avremmo vendute a loro, ad Abn Amro, mica alla Lodi che offriva carta e cash. Con tutto il rispetto per Gianpiero Fiorani e la Lodi. Un po’ come è andata con la Bnl».
Cioè?
«Anche lì polemiche, accuse, strumentalizzazioni. Se avessimo venduto a Bbva che offriva 2,52 euro in carta nessuno avrebbe detto niente, mentre noi abbiamo accettato i 2 euro e 70 offerti da Unipol in cash. In altre parole io devo portare profitti alla mia azienda, seguendo ciò che di più vantaggioso mi offre il mercato».
Secondo alcuni analisti, con il congelamento dei titoli Antonveneta la sua società potrebbe incontrare delle difficoltà, visto che ha dato in pegno proprio quei titoli per ottenere linee di credito. Si profilano dei problemi finanziari?
«Guardi, io ho partecipazioni immobiliari per 1,7 miliardi di euro e mobiliari per 900 milioni di euro. Considerando il miliardo e cento milioni di debiti, di fronte al mio patrimonio netto, le posso assicurare che gli istituti di credito non hanno alcuna preoccupazione».
Lei è appena salito al 21 per cento in Rcs. Per il gip Forleo lei sarebbe «impegnato ad occultare la partecipazione di terzi nel “rastrellamento” in corso di azioni Rcs». Compra per altri?
«Ancora con la storia “chi c’è dietro Ricucci?”, è da 25 anni che mi rivolgono questa domanda. Dietro Ricucci, c’è Ricucci».
E il rastrellamento conto terzi ipotizzato dalla Forleo?
«Il 20,924% di Rcs è in mano alla Magiste International, che è al 100 per cento di mia proprietà. Portatemi una prova contraria e ne riparliamo. Sa per cosa sta Magiste? “Ma” per Matteo, mio padre, “Gi” per Gina, mia madre, e “Ste” per Stefano, non da oggi ma da un quarto di secolo. E per dirla tutta noi Rcs la stiamo comprando non da ieri ma da oltre tre anni. Guardate le date: noi siamo entrati nel capitale di Rcs e di Bnl o prima o contestualmente a Diego Della Valle. Crediamo molto in questa azienda che è gestita da ottimi manager e rappresentata dagli azionisti in modo eccellente».
Continuerete a comprare?
«Continueremo a comprare man mano che il mercato ce lo consente. Ora il titolo è a 6-6,5 euro e a noi va benissimo. Se scende, spenderemo meno per comprarlo. È un investimento strategico».
Ma salirete?
«Fino a quando il mercato lo consente. E dirò di più: quando due settimane ho venduto circa 15 milioni di titoli il mercato li ha assorbiti tutti. Questo significa che non ero io a far lievitare la quotazione, come sosteneva qualche analista, ma vuol dire semplicemente che il mercato apprezza questo titolo, tant’è che lo compra».
È vero che ha appena acquistato il 2 per cento di Montepaschi?
«Assolutamente falso».