Frasi inventate date sbagliate: Doni condannato dal gran pasticcio

Sembra uno scherzo, invece è la realtà. La realtà di una giustizia, quella sportiva, che fa di tutto per mantenersi al livello, rasoterra, di quella ordinaria. I fatti: 46 giorni dopo la sentenza sono state pubblicate le motivazioni che hanno portato alle condanne (scandalo calcioscommesse) di Cristiano Doni (3 anni e 6 mesi) e dell’Atalanta (6 punti di penalizzazione). Un processo celebrato in fretta e furia in cui sono stati concessi alle difese interventi di 5 minuti. Il giudice ci ha messo un mese e mezzo per scrivere che la squalifica di Doni è giusta perché il giocatore «ha continui rapporti con Erodiani, Bellavista, Parlato, Gervasoni e Santoni» e perché Paoloni, in un’audizione dell’11 luglio 2011, ha detto «sono sicuro del suo coinvolgimento nella partita Atalanta-Piacenza». Il problema è che Paoloni (interrogato il 6 luglio e non l’11) non ha mai rilasciato quella dichiarazione, né alla giustizia sportiva, né davanti al pm o al gip di Cremona o in interviste, come ha fatto sapere Emanuela Di Paolo, difensore dell’ex portiere. Ma anche Pirani, Micolucci e Signori, interrogati, loro sì, l’11 luglio, hanno detto qualcosa di simile. Doni aveva rapporti solo con Santoni, amico di vecchia data e socio in un’attività turistica di Cervia. Tutti gli altri personaggi coinvolti hanno negato di conoscere Doni.
Il giudice, poi, conferma all’Atalanta i punti di penalizzazione sulla scorta delle suddette «gravi responsabilità del suo capitano». Responsabilità oggettiva, si precisa nella motivazione, per la quale si dovrebbero abbonare dei punti, visto che il caso Manfredini (gara Ascoli-Atalanta) è stato archiviato, ma «Doni è talmente colpevole che rimane il meno 6 punti». Ma anche qui ci sarebbe da dire: nella sentenza di primo grado, infatti, si parlava di 2 punti di responsabilità oggettiva per partita, 1 punto per l’illecito riuscito (gara col Piacenza) e 1 punto di responsabilità presunta (gara con Ascoli). Nella sentenza di secondo grado il giudice si è dimenticato della responsabilità presunta, sparita.
Insomma, un gran pasticcio, con dure condanne per una frase che non esiste, che nessuno ha mai pronunciato. Gli avvocati difensori di Doni e dell’Atalanta, alla lettura delle motivazioni, sono sembrati più fiduciosi: gli errori dei giudici, infatti, sono armi preziose da sfruttare nei successivi gradi di giudizio. Il ragionamento fila, ma davanti a questa giustizia sportiva tutto è possibile.