Frassica: "Adesso mi do alla lirica"

L’eclettico attore svela la sua passione per la musica e l’attività di cantante dilettante

Milano - Attore, autore, presentatore, cantante. Tutto tranne ciclista e parrucchiere, come Nino Frassica scrive nel libro Il Maresciallo Frassica, in cui racconta il dietro le quinte della fiction Don Matteo che nel 1999 lo ha sdoganato dal ruolo di maschera comica tout court. Da lì in poi il bravo presentatore di arboriana memoria ha alternato spettacoli di piazza, in compagnia della sua trash-band i Plaggers, fiction, varietà, film d’autore e adesso anche la partecipazione a un’opera lirica, Il Barbiere di Siviglia che il regista Mimmo Calopresti porterà in scena il 23 ottobre al Politeama di Catanzaro. A Frassica è affidato un sorprendente prologo.

Cantato?
«Ho promesso di mantenere il riserbo. Posso solo dire che ho accettato a scatola chiusa e quello che sto scoprendo mi piace. Comunque nella vita ho cominciato a cantare per scherzo e poi è diventata una cosa seria. Con i Plaggers mi esibisco in un repertorio di trecento canzoni storpiate e ricucite in un blob di musica leggera, jingle pubblicitari, spezzoni di opere famose, slogan e ritornelli come per esempio Viva la mamma col pomodoro, un mix tra il Bennato di Viva la mamma e la Rita Pavone di Viva la pappa col pomodoro».

Riesce a tenere a freno questa sua vena eccentrica quando recita in parti più serie?
«In realtà da ragazzo, in quello che definisco il mio passato da grande disoccupato, cominciai a recitare testi di celebri autori drammatici. Solo in seguito mi sono scoperto la vena comica. Al cinema mi facevano ridere Alberto Sordi, Totò e Stanlio e Ollio. Volevo fare come loro, volevo raggiungere quello stato di grazia».

Con il maresciallo Cecchini di Don Matteo c’è riuscito?
Diciamo che in quel caso, pur esprimendo qualche nota comica mi sono ispirato ai marescialli di provincia che ho conosciuto quando vivevo in provincia di Messina dove sono nato.

Sul set di Baarìa com’è stato il suo rapporto con Tornatore?
«Ottimo, anche perché abbiamo ricordi molto simili. Lui come me viene dalla provincia e da ragazzino sognava il cinema, solo che lui ha vinto l’Oscar e io ci sto provando. Campa cavallo».

Un cast in gran parte siciliano, tra cui i fratelli Fiorello, Enrico Lo Verso, Nicole Grimaudo. Cosa servirebbe alla Sicilia per diventare una regione uguale alle altre?
«Uno sforzo in più da parte di tutti, anche se già oggi molte cose sono cambiate e l’omertà, quella di “Nenti vidi, nenti saccio”, è roba passata. Io stesso ho contribuito alla campagna di “Addio pizzo” in cui interpreto un mafioso che viene sconfitto dalle persone comuni stanche di convivere con Cosa nostra».

Parliamo di tv. Al momento è sul set di Butta la Luna 2.
«Sì, di giorno registro le 13 puntate della fiction di Raiuno (la prima stagione ha visto 7,6 milioni di spettatori, ndr). Il mio personaggio, il custode dello stabile in passato zitello, stavolta vive una
storia d’amore. E ha il suo bel da fare. Come me che poi la sera registro il varietà I migliori anni 2, in onda sempre su Raiuno dal 12 settembre con Carlo Conti».

E a gennaio l’aspetta il set di Don Matteo 7 che ora sta andando in replica al pomeriggio.
«Sì e sta avendo un successo insperato. C’è chi ha perso qualche puntata ma anche chi l’ha scoperto tardi. L’importante è che si affezionino alla serie».

Lo scorso inverno ha fatto parte anche di Markette. Il suo Tommy Paradise seguirà Chiambretti su Raidue?
«A parte che il passaggio non è ancora sicuro, andrò sicuramente a trovarlo perché è il mio programma preferito anche come spettatore. Ma una presenza più assidua quest’anno sarà difficile per via dei tanti impegni».

In una intervista ha detto: «Ho studiato per anni da Frassica e ora lo sono diventato». È stata dura?
«Lungo piuttosto, visto che ho ripetuto il primo e il terzo anno di ragioneria. Sono stato bocciato per assenze: invece di andare a scuola andavo al cinema. Ci andavo talmente spesso che quando, raramente, optavo per la scuola, la cassiera il giorno dopo mi chiedeva la giustificazione».

A proposito di esordi. È vero che Arbore la volle conoscere per i messaggi che lei gli lasciava in segreteria?
«Sì, ancora li ricorda. In uno dicevo: “Sono la segreteria telefonica di Nino Frassica e volevo parlare con te”. Nel secondo invece: “Sono un mio ammiratore e vorrei parlare con Arbore”».