Frate Ilario, cappellano sulle barricate

Frate Ilario, cappellano nell'ospedale di Recco da più di 40 anni, al solo pensiero che il nosocomio recchese chiuda o venga ridimensionato nei suoi reparti, perde la sua proverbiale pazienza. «Non mi va proprio giù che chiudano l'ospedale, ma tutti i malati cosa fanno? Dove andranno a finire? - si chiede il Francescano con quella schiettezza che lo ha sempre contraddistinto - bisogna reagire, io ho subito sostenuto il comitato cittadino “Golfo Paradiso” che promuoverà varie forme di protesta, sono un uomo di chiesa, cerco di convincere le persone che con il dialogo, anche risoluto per carità, questi benedetti amministratori regionali dovrebbero capire. Bisogna mettersi una mano sulla coscienza, nel comprensorio, ma diciamo pure in Liguria, ci sono molti più anziani che nelle altre regioni, allora! - puntualizza Frate Ilario - non si possono abbandonare gli anziani per perseguire le leggi del profitto e dei bilanci in attivo. Se vogliamo parlare di soldi, come si può chiudere un ospedale dove hanno speso 8 mila euro per metterlo in ordine! Oggi ci sono sale operatorie dell'ultima generazione, quasi avveniristiche, non ci sono sale di rianimazione questo è vero, non si può negare, ma ci sono «sale di attenzione» dove personale medico e paramedico assiste i malati, io vado sempre ad aiutare questi malati e gli operati, vedo con quali cure sono assistiti. Tutti i giorni si opera e si trova lo spazio e il tempo per piccoli interventi! Nove, dieci ore di lavoro ogni giorno in sala operatoria! Questa è la ricchezza di Recco! - esclama il capellano - non si può chiudere. I tagli li facciano in strutture più costose dove ci sono degli sprechi. Pensate un po' ai parenti dei ricoverati, quasi sempre anziani anche loro, come possono assistere il proprio congiunto, se da Uscio devono andare a San Martino, a Lavagna o ancor peggio a Sestri Levante con i mezzi pubblici? Possono solo sperare in un nipote bravo e paziente che li accompagni con la macchina! Questa è la realtà! - sbotta Frate Ilario - questi malati quasi sempre in la con gli anni hanno bisogno dell'“assistenza affettiva” come io la definisco, insomma ci vuole un po' di carità e di buon senso - assicura ritrovando la calma - . Mi ha detto Dario Capurro, vice sindaco, che c'è un attivo di ben 250 mila euro, e allora perché vogliono chiudere! Tra l'ospedale di Camogli e questo ho passato più di 60 anni ad assistere i malati. So quanto si soffre quando non c'è assistenza!».
Però in questi ultimi venti anni ci sono stati ridimensionamenti nella sanità, l'ospedale di Camogli è stato chiuso, c'è la possibile chiusura del nosocomio di Santa Margherita, per parecchi anni la nuova struttura di Rapallo non sarà efficiente, la popolazione è preoccupata, le assemblee pubbliche sono sempre affollate e la gente protesta contro questi possibili tagli, in parte già avvenuti.
Se continueranno a tagliare posti letto, quale futuro per gli ospedali del Golfo Paradiso? Chiediamo a Frate Illario mentre ci accompagna all'uscio. «Io sono fiducioso. I sindaci del Levante e gli ex sindaci di Recco, senza alcun dubbio spiegheranno la situazione all'assessore Claudio Montaldo, troveranno assieme una soluzione, non possono fare grandi cambiamenti. Fino ad ora abbiamo voluto ragionare e dialogare senza fare rivoluzioni, il dialogo civile è più credibile. Sono contento che gli amministratori siano tutti d'accordo, anche se devono fare qualche rinuncia a idee personali e di parte. Io faccio il mediatore, deciso che i tagli alla sanità non si facciano, anche se ho il timore che prima o poi qualche taglietto ci scappa!».
Con queste parole ed un sorriso speranzoso Frate Ilario ci saluta e ritorna in convento.