Fratelli Coen e Daniel Day-Lewis Alla vigilia i giochi sembrano fatti

Le scommesse indicano miglior film «Non è un paese per vecchi» e attore più bravo il protagonista del «Petroliere». Julie Christie la preferita tra le attrici

Fra le rare cose belle degli Oscar (dei festival), la preferibile è che chi entra vincitore, spesso esce candidato. Visti i pronostici per la premiazione (che si terrà stasera a Los Angeles), che si rivelassero ancora una volta sbagliati non spezzerebbe il cuore: si dà infatti per favorito come miglior film Non è un paese per vecchi di Ethan e Joel Coen; e il suo comprimario, Javier Bardem, è favorito come attore non protagonista; pare invece battuto il protagonista di Nella valle di Elah, di Paul Haggis, Tommy Lee Jones, messo in ombra nelle previsioni non solo dal Daniel Day-Lewis del Petroliere di Paul Thomas Anderson, ma anche da altri «nominati», George Clooney per Michael Clayton di Tony Gilroy e Johnny Depp per Sweeney Todd di Tim Burton, che relegano in ultima posizione Viggo Mortensen per La promessa dell’assassino di David Cronenberg.
A voler restare sul «miglior film», fra i «nominati», peggio di Non è un paese per vecchi, c'è solo Espiazione di Joe Right. Il petroliere, Michael Clayton e soprattutto Juno di Jason Reitman sono o più coerenti o più briosi. Certo, Non è un paese... è uno dei meno brutti film dei Coen, ma questo Oscar, il più importante, tocca al produttore, non al regista, tanto meno a due registi, come in questo caso, anche se uno dei due si finge sceneggiatore: ostili all'eguaglianza di merito, come ogni concorso, le regole dell'Academy sono infatti meno per la fratellanza carnale che per la libertà d'impresa.
E proprio in quota «chi ha fatto l'America com'è?», uno dei sottogeneri tipici di Hollywood, si schiera Il petroliere, che ha rischiato di avere l'Orso d'oro a Berlino una settimana fa, dovendosi poi accontentare del premio per la regia ad Anderson. Nella sua ambiguità, Il petroliere è perfetto: mette d'accordo apologeti del sogno americano («vince chi muore più ricco») e critici del medesimo. Ma chi non vuol diventare un magnate, anzi si rallegra di non lavorare per uno di loro, ha trovato che son troppe due ore e mezzo a guardare uno nel deserto che cerca petrolio per farsi un'idea di trent'anni di capitalismo (fenomeno urbano).
Anche i pronostici per i non protagonisti lasciano attoniti: come il più noto fratello Ben, Casey Affleck è modestissimo attore e nell'Assassinio di Jesse James ecc. ecc. di Andrew Dominik interpreta non tanto Robert Ford, quanto se stesso. Però figura egualmente il più favorito dopo Bardem, che almeno qualcosa di notevole ha fatto col suo sicario goffo e buffo, crudele e macabro di Non è un paese ecc. Che superi nelle attese Hal Holbrook di Into the Wild di Sean Penn e Philip Seymour Hoffman di Charlie Wilson di Mike Nichols, le due interpretazioni migliori dell'intero 2007, è cosa che o rende inattendibile la previsione o rende inattendibile la premiazione. E poi ci sarebbe Tom Wilkinson di Michael Clayton, esempio di film «impegnato» hollywoodiano, che non è certo un capolavoro, ma appartiene a quella seria scuola di scrittura e recitazione capace di unire una causa condivisibile a quella dello spettacolo appetibile. Insomma, è uno dei film che influiscono sull'opinione pubblica, non di quelli che influiscono solo sui cinefili.
In quota rosa, delirio analogo. Julie Christie è ai minimi storici in Lontano da lei di Sarah Polley, ma è la favorita, seguita da Marion Cotillard, non male ne La vie en rose di Olivier Dahan. Malissimo è però il film, dirottato sul Festival di Berlino 2007, perché quello di Cannes non ci credeva, a ragione. Giustizia vorrebbe che la giovanissima Ellen Page vincesse per Juno, anche se si può quasi considerare ancora in quota bambini. Che sono, dopo i cani, i migliori attori naturali, visto che non recitano, ma giocano, dunque quasi mai vengono considerati dalle giurie. Film contro l'aborto, Juno è implicitamente il più politico di tutta la lista di nominati ai premi maggiori per i film in lingua inglese; ed è l'unico film figlio dell'epoca Bush: se ne gioverà o la sconterà, visto che questo è l'ultimo Oscar dato sotto questo presidente avversato come pochi altri da Hollywood?
Fra gli altri quesiti che lo spettatore normale può porsi davanti all'elenco dei «nominati», c'è il caso di Cate Blanchett, presente sia come protagonista, per il modesto Elizabeth: The Golden Age di Shekhar Kapur, sia come comprimaria, per il meno modesto (ma nemmeno straordinario) Io non sono qui di Todd Haynes. La Blanchett è grande professionista, ma stupisce la sistematicità per la quale ogni suo film finisce in un grosso festival e per la quale ogni sua interpretazione è «nominata» per l'Oscar. Fra i protagonisti le contende la statuetta Ellen Page; fra i non protagonisti glielo contende la minorenne Saoirse Ronan di Espiazione: se vincessero loro, sarebbe davvero - parafrasando il libro di Elsa Morante - l'Oscar salvato dai ragazzini.